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L’esercito israeliano attacca il convoglio di aiuti diretto a Gaza

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31 maggio 2010
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L’esercito israeliano attacca il convoglio di aiuti diretto a Gaza
Una delle navi della Freedom Flotilla

La Turchia ha richiamato il suo ambasciatore in Israele e il Segretario Generale delle Nazioni Unite si è dichiarato shoccato dopo che almeno 10 persone sono state uccise in un raid israeliano diretto alla Freedom Flotilla, il convoglio di navi che, carico di aiuti, si stava dirigendo verso le coste della Striscia di Gaza.


(Milano/ e.p.) – La Turchia ha richiamato il suo ambasciatore in Israele e il Segretario Generale delle Nazioni Unite si è dichiarato shoccato dopo che almeno 10 persone sono state uccise in un raid israeliano diretto alla Freedom Flotilla, il convoglio di navi che, carico di aiuti, si stava dirigendo verso le coste della Striscia di Gaza.

Secondo la BBC, alcuni soldati israeliani, nel corso della notte, sono sbarcati sulla più grande delle navi della flotta umanitaria, scontrandosi con alcune delle 500 persone a bordo.

Il tutto è avvenuto a 40 miglia dalla costa, in acque internazionali. Avital Leibovich, un portavoce dell’esercito israeliano ha confermato la notizia sul luogo in cui si è consumato l’attacco: “E’ accaduto tutto in acque extraterritoriali, ma abbiamo il diritto di difenderci”, ha affermato.

Israele sostiene che i suoi soldati sono stati oggetto di spari e sono stati aggrediti con le armi; d’altra parte gli attivisti affermano che i soldati israeliani sono arrivati a bordo della nave sparando. Un corrispondente di Al Jazeera, a bordo di una delle navi del convoglio, ha affermato che vi era issata una bandiera bianca, segno di resa, e che da parte dei passeggeri non è stato sparato un colpo.

Le sei navi della flotta, che trasportavano 10mila tonnellate di aiuti umanitari, avevano lasciato le coste di Cipro domenica e sarebbero dovute arrivare a Gaza oggi, 31 maggio. A bordo circa 700 persone di 50 nazionalità differenti, con materiale proveniente da Gran Bretagna, Irlanda, Algeria, Kuwait, Grecia e Turchia.

L’invio degli aiuti era motivato della “chiusura” della Striscia di Gaza, imposta da Israele a partire dall’Operazione Piombo Fuso, nel gennaio 2009.

Ehud Barak, il ministro della Difesa israeliano, ha affermato che i soldati hanno tentato di disperdere i pacifisti pacificamente ma alla fine sono stati costretti a sparare per proteggersi. Il ministro ha definito il convoglio una “provocazione” e la IHH, l’organizzazione islamica di aiuto, “estremisti sostenitori del terrore”. Secondo il Jerusalem Post, quotidiano israeliano, il ministro ha inoltre invitato i leader arabi e israeliani a non permettere che questa “provocazione di persone irresponsabili” possa compromettere i progressi fatti nei colloqui di pace di questi giorni.

Il vice-ministro degli Esteri israeliano, Danny Ayalon, in una conferenza stampa ha affermato che la flotilla “è un’armata di odio e violenza”. Ha aggiunto inoltre che si è trattato di “un’oltraggiosa e premeditata provocazione” e i suoi organizzatori hanno legami con la Jihad internazionale, al Qaida e Hamas. “I loro intenti erano violenti, come i loro metodi e, purtroppo, come anche i risultati delle loro azioni”, ha concluso.

Ayalon e Barak si sono detti dispiaciuti della perdita di vite umane e hanno affermato di aver fatto tutto il possibile per evitare questo esito. Aggiungendo di avere anche offerto che fosse Israele a portare gli aiuti conservati a bordo delle navi, a Gaza.

D’altra parte, un’altro giornalista di Al Jazeera, Ayman Mohyeldin, corrispondente da Gerusalemme, ha affermato che l’attacco israeliano è stato inaspettato. “Tutte le immagini girate dagli attivisti a bordo delle navi mostrano chiaramente che si trattava di civili e di pacifisti, con attrezzature mediche a bordo. Con questi presupposti, credo che una grande parte della comunità internazionale sarà rimasta senza parole, pensando a quale possa essere stato l’episodio che abbia provocato una simile reazione”.

Uno dei feriti gravi, secondo le prime notizie, dovrebbe essere Sheikh Raed Salah, tra i responabili dell’organizzazione islamica presente sulla nave.

Moltissime le condanne dell’attacco da parte dei capi politici. Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità Palestinese, lo ha definito un “massacro” e a ufficialmente dichiarato tre giorni di lutto nazionale.

Oltre ad avere richiamato in Patria il proprio ambasciatore, la Turchia, così come la Spagna, la Grecia, la Danimarca e la Svezia, ha convocato l’ambasciatore israeliano per protestare dell’assalto mortale alle navi. L’Unione Europea ha annunciato un’inchiesta e Ban Ki-Moon, Segretario Generale dell’Onu si è dichiarato shoccato sollecitando Israele a fornire “urgenti e complete spiegazioni dell’accaduto”. Il ministro degli Esteri inglese, William Hague, ha detto che questo avvenimento sottolinea l’urgenza di sciogliere la stretta intorno a Gaza.

Israele permette che beni essenziali e aiuti umanitari entrino a in territorio palestinese ma solo dopo controlli severi. Il responsabile degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite ha definito il blocco su Gaza “devastante” e “illegale”. La Croce Rossa internazionale oggi ha dichiarato, attraverso la sua portavoce Cecilia Goin, che le condizioni a Gaza si stanno “deteriorando” a causa dei confini sigillati; e questo porta a “problemi nel campo della salute, del patrimonio idrico, dell’inquinamento”.

La benzina è razionata e molti residenti, a Gaza, sono privi di energia elettrica per diverse ore al giorno. I blackout portano famiglie e imprese ad acquistare generatori, che spesso -se usati male- provocano incidenti.

Durante la giornata si sono verificate, in Turchia e in molti altri Paesi compresa l’Italia, manifestazioni di protesta contro il raid israeliano. In serata si attende anche una manifestazione di fronte al Ministero della Difesa di Tel Aviv.

“Il Governo Netanyahu-Barak-Lieberman sta facendo scivolare l’intera regione dentro un inferno”, ha affermato in un comunicato Gush Shalom, l’organizzazione pacifista israeliana. “Il violento attacco al convoglio dimostra che il Governo è sulla strada sbagliata e compie gesti folli, di omicidio e suicidio politico”.

Uri Avnery, responabile dell’organizzazione, ha detto: “E’ arrivato il momento di rispettare gli impegni e lasciare il porto di Gaza completamente libero e aperto a qualsiasi tipo di movimento e traffico, esattamente come i porti di Ashdod e di Haifa. Solo quando avverrà questo, si sarà concluso il ritiro israeliano da Gaza. Fino a quel momento, il mondo intero, giustamente, potrà considerare la Striscia di Gaza sotto il controllo israeliano e lo Stato di Israele responsabile della sorte dei cittadini palestinesi che ci vivono”.

Gush Shalom ha convocato questa sera ebrei e arabi a radunarsi di fronte al ministero della Difesa di Tel Aviv per invocare “la fine della pazzia della guerra e del rifiuto della pace da parte di Barak, Netanyahu e Lieberman”.

“Si tratta – ha detto padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana – di un fatto molto doloroso, in particolare per la inutile perdita di vite umane. Com’è noto – ha proseguito – la Santa Sede è sempre contraria all’impiego della violenza, da qualsiasi parte essa provenga, perché rende sempre più difficile la ricerca delle soluzioni pacifiche, che sono le sole lungimiranti”.

Il Papa, che si recherà fra pochi giorni proprio nell’area mediorientale per consegnare l’Instrumentum Laboris in vista del prossimo Sinodo per i vescovi del Medio Oriente, “non mancherà – ha concluso Lombardi – di riproporre con costanza il messaggio della pace”.

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