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Anche in Siria no al fumo nei locali pubblici

Terrasanta.net
5 maggio 2010
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Anche in Siria no al fumo nei locali pubblici
In Siria non accade più nei locali pubblici.

Dal 21 aprile scorso è in vigore in Siria il divieto di fumare nei locali pubblici. Il provvedimento è stato motivato dalla preoccupazione per la salute dei cittadini e dall'esigenza di limitare i costi che l'eccesso di fumo provoca al sistema sanitario nazionale. La nuova legge prevede una multa pari a 45 dollari per i contravventori.


(Milano/c.g.) – Dal 21 aprile scorso è in vigore, in Siria, un divieto davvero «inedito» per il Medio Oriente: le autorità, infatti, hanno deciso di vietare il fumo nei locali pubblici. Il provvedimento è stato motivato dalla preoccupazione per la salute dei cittadini e dall’esigenza di limitare i costi che l’eccesso di fumo provoca al sistema sanitario nazionale. D’ora in avanti in ristoranti, aeroporti, autobus e taxi e in tutti gli altri ambienti pubblici siriani non si potrà fumare; multa pari a 45 dollari (circa un decimo di un buon stipendio siriano) per i contravventori.

Secondo il Centro siriano per gli studi sul tabacco, il 59 per cento degli uomini siriani è fumatore, come il 23 per cento delle donne. Inoltre il 20 per cento degli uomini fuma comunemente il narghilè, come il 6 per cento delle donne Ogni cittadino, in media, spende il 6,8 per cento del suo stipendio per l’acquisto di tabacco. E il cancro ai polmoni è la seconda causa di morte, secondo quanto affermato dalla conferenza mondiale sul cancro del 2006. Non c’è da sorprendersi dunque che il presidente siriano Bashar al Assad, che è medico, per quanto oculista, abbia spinto per limitare il fumo nel suo Paese. Damasco non è nuova a misure del genere: in Siria, dal 1996 è proibita la pubblicità di sigarette; e dal 2006 è fuori legge anche la vendita di tabacco ai minori di diciotto anni (divieto di fatto però mai rispettato).

In tutto il Medio Oriente, e non solo in Siria, il fumo è largamente diffuso e le spese sanitarie correlate sono ingenti: in Giordania, ad esempio, il cancro ai polmoni è quello che colpisce maggiormente gli uomini (11 per cento dei casi di tumore) mentre una recente ricerca universitaria ha rilevato che il 60 per cento dei bambini giordani è esposto al fumo passivo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità in Egitto il 20 per cento della popolazione fuma, percentuale che cresce al 26 per cento nella fascia degli adulti dai 25 ai 44 anni. I fumatori egiziani consumano in media un pacchetto di sigarette al giorno. A Gaza e in Cisgiordania il 40 per cento degli uomini e il 2,7 per cento delle donne fumano.

Anche altri Paesi iniziano a muoversi con campagne concrete contro il fumo: in Egitto i fumatori sono messi in guardia sui rischi del fumo con avvisi stampati sui pacchetti di sigarette; mentre in Libano, Iraq, Turchia ed Emirati Arabi il fumo è sottoposto a limitazioni.

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