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B’tselem: nei Territori i soprusi israeliani continuano

26/06/2009  |  Milano
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B’tselem: nei Territori i soprusi israeliani continuano
Un check-point «volante» dei militari israeliani nei pressi di Hebron, in Cisgiordania (immagine di repertorio).

Sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza, Israele non esita a far ricorso in maniera «endemica», nei confronti dei palestinesi, a «discriminazioni, impunità e manipolazioni delle questioni relative alla sicurezza». L'accusa è contenuta nell'ultimo rapporto annuale sui diritti umani di B'Tselem, il Centro di informazione israeliano per i diritti umani nei Territori occupati. Venti pagine divise in tre sezioni - responsabilità, sicurezza ed uguaglianza - ricche di dati e storie che delineano un contesto di abusi e prevaricazioni messe in atto da Israele e dalle sue forze di sicurezza ai danni di tre milioni di palestinesi.


Sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza, Israele non esita a far ricorso in maniera «endemica», nei confronti dei palestinesi, a «discriminazioni, impunità e manipolazioni delle questioni relative alla sicurezza». L’accusa è contenuta nell’ultimo rapporto annuale sui diritti umani di B’Tselem, il Centro di informazione israeliano per i diritti umani nei Territori occupati. Venti pagine divise in tre sezioni – responsabilità, sicurezza ed uguaglianza – ricche di dati e storie che delineano un contesto di abusi e prevaricazioni messe in atto da Israele e dalle sue forze di sicurezza ai danni di tre milioni di palestinesi. Il tutto «giustificato» da politiche governative che sfruttano la paura per «creare un pericoloso assegno in bianco per le forze di sicurezza». «Israele – si legge nel rapporto – deve proteggere i suoi cittadini, ma non deve usare la sicurezza come una parola magica con la quale giustificare ogni violazione dei diritti umani».

Gli unici miglioramenti rispetto al 2007 riguardano la diminuzione delle vittime in Cisgiordania, la riduzione delle «detenzioni amministrative» (quelle decise senza incriminazione formale, passate da 813 a 546) e il cessate il fuoco di sei mesi nella Striscia di Gaza e nel Sud di Israele. Per tutti gli altri aspetti, secondo B’Tselem, «la situazione rimane difficile se non addirittura in peggioramento». Ad esempio il numero dei morti nella Striscia di Gaza, cresciuto drammaticamente (dai 300 decessi del 2007 si sono raggiunti i 413 del 2008, e tra le vittime ben 158 erano civili). Viceversa gli israeliani deceduti a causa degli oltre duemila razzi lanciati dalla Striscia di Gaza sono stati cinque, e 462 i feriti.

Nella Cisgiordania si registra un incremento delle violenze da parte dei coloni, nonché una netta espansione degli insediamenti israeliani. In aumento anche il numero dei minorenni palestinesi uccisi (20 per cento sul totale delle vittime). B’Tselem fa poi notare che tra il 2000 e il 2008 sono stati 2.200 i civili uccisi dalle forze israeliane nei Territori occupati, ma sono solo 287 le inchieste che in questi anni sono state aperte. Inchieste che sempre meno spesso si concludono con qualche forma di risarcimento. Per Israele, inoltre, nei Territori è in corso un «conflitto armato», definizione spesso «utile» a evitare l’individuazione di eventuali colpe e responsabilità.

Ampio spazio è dato poi nel rapporto agli effetti deleteri per la popolazione palestinese causati dal blocco della Striscia di Gaza e dalla costruzione della barriera di separazione: entrambi stanno provocando gravi sofferenze ai civili. Nella Striscia di Gaza, inoltre, la disoccupazione ha ormai toccato il 50 per cento, e il 79 per cento delle famiglie vive sotto la soglia di povertà. Senza contare la penuria di elettricità e acqua potabile (sono 228 mila le persone che non vi hanno accesso in Cisgiordania), con gravi conseguenze anche sulla salute. A tutto questo si aggiungano le restrizioni nei movimenti, con l’installazione di decine di check-point (18 nella sola Hebron), e il divieto assoluto di transito per i palestinesi lungo 137 chilometri di strade.

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