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Per un rinascimento mediterraneo

20/05/2009  |  Milano
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Per un rinascimento mediterraneo

Gilles Kepel, acuto conoscitore del mondo arabo, nel suo Oltre il terrore e il martirio, intende mostrare come due «grandi racconti» abbiano segnato negli ultimi anni la politica internazionale: quello del terrore (islamico), di matrice statunitense, e quello del martirio (cioè l'apologia dell'attentato suicida) da parte jihadista. Ad essi Kepel contrappone una soluzione politica e culturale che passi per l'Europa: un «rinascimento mediterraneo» che prenda forma nelle università, le imprese, l'apprendimento di lingue diverse, il diritto.


Se il George Orwell di 1984 con il suo «Grande Fratello» può essere definito profetico, è perché il suo racconto si è rivelato attuale anche oltre l’immaginazione stessa dell’autore. Ci sono ancora le superpotenze, i cui dirigenti riscrivono la Storia a loro piacimento, agitando lo spauracchio del Nemico come e più dell’Estasia e dell’Oceania inventate dallo scrittore inglese, allo scopo di sostenere il proprio potere tramite il controllo di un pubblico, esteso e acritico consenso. Gilles Kepel, grande esperto del mondo arabo e docente all’Institut d’études politiques di Parigi, nel suo Oltre il terrore e il martirio, intende mostrare come due «grandi racconti» in particolare abbiano segnato gli ultimi anni della politica internazionale: quello del terrore (islamico), di matrice statunitense, e quello del martirio (cioè l’apologia dell’attentato suicida) da parte jihadista, imperniati sui grandi mezzi di comunicazione, sui telepredicatori americani, sugli ulema che guidano il giudizio del vasto pubblico di network come Al-Jazeera.

È, per fortuna, il racconto di un fallimento, pur se con un costo di vite alto: se Guantanamo e Abu Ghraib o i gravi problemi legati alla guerra in Iraq hanno minato la fiducia collettiva nella retorica del «conflitto di civiltà» e dell’esportazione con le armi della democrazia occidentale, il tentativo di superamento dell’antica divisione tra sunniti e sciiti nel mondo islamico tramite la lotta e il martirio contro il complotto «crociato-sionista» ha perso credibilità perché ad essere colpiti, in molti casi, non sono stati gli occidentali, ma proprio i fratelli islamici, come ancora una volta il caso dell’Iraq dimostra ampiamente.

Per Gilles Kepel, autore che cita René Girard e che, come il teologo, non vede di buon occhio le masse, che si reggono sempre su un male «esterno» da combattere, la soluzione può e deve essere politica e culturale. E deve passare per l’Europa. Kepel immagina che un’esperienza come quella dell’Unione Europea, con il suo impulso caratteristico al circolare di idee, merci, persone, con i suoi diversi approcci ai flussi migratori, sia estendibile, sia pur gradualmente, anche ai Paesi dell’area mediterranea: per l’autore questo è il «rinascimento mediterraneo», che passa attraverso le università, le imprese, l’apprendimento di lingue diverse, il diritto. Non è un’utopia, ma l’alternativa ai «Grandi racconti». E la possibilità, come dice Kepel, che l’Europa e il vicino Oriente non vadano «in rovina insieme» finendo nel «museo dei mondi scomparsi».

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