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I capi delle Chiese di Terra Santa: fermare il conflitto a Gaza

31/12/2008  |  Gerusalemme
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I capi delle Chiese di Terra Santa: fermare il conflitto a Gaza
Un edificio colpito dai bombardamenti a Gaza City.

«Noi patriarchi, vescovi e capi delle Chiese cristiane in Gerusalemme seguiamo con profonda preoccupazione, dolore e choc il conflitto che infuria nella Striscia di Gaza con le conseguenti distruzioni, assassinii e bagni di sangue, che avvengono proprio nei giorni in cui celebriamo la nascita di Gesù, re d'amore e di pace». Si apre così il messaggio che i capi delle comunità cristiane di Terra Santa hanno reso pubblico ieri, 30 dicembre, in merito all'operazione militare che Israele ha scatenato il 27 dicembre scorso per reagire al persistente lancio di razzi sulle località israeliane che confinano con la Striscia e sbaragliare il movimento islamista di Hamas.


«Noi patriarchi, vescovi e capi delle Chiese cristiane in Gerusalemme seguiamo con profonda preoccupazione, dolore e choc il conflitto che infuria nella Striscia di Gaza con le conseguenti distruzioni, assassinii e bagni di sangue, che avvengono proprio nei giorni in cui celebriamo la nascita di Gesù, re d’amore e di pace».

Si apre così il messaggio che i capi delle comunità cristiane di Terra Santa hanno reso pubblico ieri, 30 dicembre, prendendo posizione sull’operazione militare che Israele ha scatenato il 27 dicembre scorso per reagire al persistente lancio di razzi sulle località israeliane che confinano con la Striscia e sbaragliare il movimento islamista di Hamas.

«Siamo convinti – prosegue il messaggio dei leader cristiani – che la prosecuzione di questo bagno di sangue e violenza non condurrà alla pace e alla giustizia ma alimenterà maggiore odio e ostilità, rinfocolando il perenne scontro tra i due popoli».

Poi il testo si rivolge a una serie di interlocutori: «Chiediamo ai responsabili di entrambe le parti in guerra di tornare al buonsenso e astenersi dalle azioni violente, che portano solo distruzione e tragedia. Li esortiamo, piuttosto, a lavorare per risolvere le loro differenze attraverso mezzi pacifici e non violenti».

«Alla comunità internazionale chiediamo di farsi carico delle sue responsabilità e di intervenire immediatamente e attivamente per fermare il bagno di sangue (…), di lavorare sodo e con forza per porre fine agli scontri di questi giorni e rimuovere le cause del conflitto tra i due popoli, e risolvere finalmente il conflitto israelo-palestinese, con una soluzione giusta e complessiva basata sulle risoluzioni internazionali».

«Alle varie fazioni palestinesi diciamo: È ora di metter fine alle divisioni tra voi e ricomporre la divergenze. In questo momento particolare chiediamo che l’interesse del popolo palestinese sia messo al di sopra di ogni interesse personale o di gruppo, e che si vada immediatamente verso una piena riconciliazione nazionale e all’uso di mezzi non violenti per raggiungere una pace giusta e completa nella regione».

Il testo si chiude con la preghiera per le vittime, i feriti e chi è nel dolore. In oltre quattro giorni di bombardamenti aerei, nella Striscia di Gaza sarebbero morte, secondo fonti ospedaliere, circa 400 persone. Altre duemila sono rimaste ferite.

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