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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Lo Spirito di Dio che dà la vita, la connaturalità tra sfera del divino, dell'umano e del cosmo nel suo insieme, l'unione dell'uomo e della donna come realizzazione dell'immagine di Dio creatore... Una riflessione biblica.

Per non sporcare l’immagine di Dio

padre Claudio Bottini ofm
19 settembre 2008
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Per non sporcare l’immagine di Dio
Raffaello Sanzio, Lo sposalizio della Vergina (dettaglio), Pinacoteca di Brera, Milano.

A preoccuparsi del dilagare del divorzio e dell’aborto non sono più soltanto i pastori della Chiesa. Anche sociologi e psicologi e persino i politici alzano un grido di allarme di fronte all’individualismo esasperato e al relativismo che minano alla base il matrimonio e la trasmissione della vita. Non ho intenzione di ripetere motivazioni e conseguenze di natura religiosa, umana e sociale che riguardano il preoccupante fenomeno che coinvolge l’intera società. Vorrei solo ricordare un principio teologico che mi sembra a monte di tutte le altre motivazioni in quanto espressione della volontà di Dio in riferimento alla custodia della vita e alla sua trasmissione in un ordinato rapporto tra l’uomo e la donna.

Partecipando tempo addietro a una tre giorni di studio e preghiera sul tema dello Spirito Santo, la mia attenzione è stata attirata per la prima volta da alcuni testi biblici che mi sono sembrati portatori di una carica straordinaria.

Si sa che lo «Spirito» (Ruah in ebraico, Pneuma in greco, Spiritus in latino) nella Bibbia è presentato come una forza di vita che proviene da Dio e svolge funzioni differenti nell’universo, negli animali, nell’uomo e in Dio stesso. A motivo di queste funzioni diverse ma provenienti da un’unica sorgente, la visione biblica della realtà rivela che esiste una certa connaturalità tra il mondo divino, quello umano e il cosmo nel suo insieme.

È ugualmente noto che nella Bibbia vi sono più racconti chiamati di creazione. Senza entrare in questioni specialistiche fermiamo l’attenzione sui passi che affermano la presenza dello Spirito di Dio nell’essere umano.

Nel primo racconto si legge: «Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza affinché domini sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sugli animali, su tutta la terra e su tutto ciò che si muove sulla terra. Così Dio creò l’uomo a sua immagine: a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gen 1,27). Nel secondo testo si afferma: «Allora il Signore formò l’uomo con la polvere dalla terra e soffiò nel suo naso il respiro della vita e l’uomo diventò essere vivente» (Gen 2,7).

Questi testi sono confermati da altre affermazioni analoghe. Gen 5, 1-3 annota: «Questo è il libro delle genealogie di Adamo. Nel giorno in cui Dio creò l’uomo, a somiglianza di Dio lo fece, maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomo, nel giorno in cui furono creati. Poi Adamo compì 130 anni e generò (un figlio) a sua somiglianza, secondo la sua immagine, e lo chiamò Set». In Genesi 9,6 l’autore sacro coglie sulla bocca di Dio questa solenne dichiarazione: «Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue verrà sparso, poiché a immagine di Dio (Dio) fece l’uomo». In questi testi si riafferma la visione di Genesi 1,26-27 e viene esplicitato il legame tra creare che è il modo divino di trasmettere l’immagine, e generare, che è la maniera umana di continuare la stessa trasmissione. Da Dio al primo uomo e dal primo uomo ai suoi figli la catena di trasmissione dell’immagine!

Genesi 1,27 è uno dei testi più straordinari della Bibbia per la sua brevità e profondità. Dio creò l’essere umano a sua immagine e tale immagine si manifesta nella distinzione dei sessi (maschio e femmina). Questo comporta che il matrimonio realizza l’«immagine di Dio» nell’essere umano completo in quanto è unione dell’uomo alla sua donna. Genesi 5,1-3 ribadisce lo stesso concetto, con le stesse parole, e aggiunge che mediante la generazione l’essere umano trasmette la propria immagine e in fondo l’immagine stessa di Dio.

Viene da qui la convinzione di fede della rivelazione biblica e cristiana che l’uomo è icona di Dio. È l’immagine visibile del divino invisibile. Da qui deriva la dignità suprema di ogni essere umano, qualunque sia la razza, il colore e la religione di appartenenza, e la sua inviolabilità. Sempre da qui scaturisce la condanna che la Bibbia fa dell’omicidio come il più grave dei delitti, come una colpa contro Dio stesso.

È leggendo insieme questi testi biblici che si coglie il rapporto tra immagine di Dio e Spirito di Dio. Si vede che ciò che in un racconto è detto immagine di Dio coincide con quanto nell’altro è chiamato respiro-spirito di Dio nell’essere umano (uomo e donna). Lo specifico dell’uomo nel primo racconto è l’immagine di Dio rispetto agli animali, mentre nel secondo è lo spirito o il «soffio della vita» per cui Adamo diventa «essere vivente».

Per quanto riguarda la donna in particolare, tra i due racconti vi è convergenza nella sostanza. Il primo narratore dice che l’uomo e la donna furono creati come un’unità indicando così il rapporto intimo esistente tra loro (Gen 1,27). Il secondo racconto suggerisce la stessa idea dicendo che la donna fu tratta dall’uomo, non direttamente dalla terra (Gen 2,21-22).

In questi racconti di creazione, da considerare complementari più che ripetuti o doppi, l’autore ispirato comunica una grande verità carica di conseguenze: la creatura umana nella sua unità inscindibile di uomo e donna, formata dalla terra come gli animali, si distingue da essi per lo spirito-respiro che Dio ha soffiato nelle sue narici o per l’immagine divina che Dio le ha impresso creandola.

Quanto sia importante agli occhi di Dio un corretto rapporto di coppia in riferimento allo Spirito di Dio presente nell’uomo e in relazione alla vita lo conferma anche un testo profetico dal tono molto severo. In Malachia 2,14-16 ai sacerdoti che si lamentano perché Dio non mostri di gradire le offerte e se ne domandano il perché, viene data questa risposta: «Per il fatto che il Signore è stato testimone fra te e la moglie della tua giovinezza, verso la quale tu sei stato infedele, mentre lei è la tua compagna e la moglie del tuo patto. Eppure non (vi) ha fatto l’Unico, a cui appartiene il resto dello spirito? E cosa l’Unico chiede? La discendenza di Dio! Perciò farete attenzione al vostro spirito e verso la moglie della vostra giovinezza nessuno sia infedele! Poiché (l’Unico) odia il ripudiare – ha detto il Signore Dio di Israele, e (chi lo fa) coprirà di violenza il suo manto – ha detto il Signore degli eserciti. Perciò farete attenzione al vostro spirito e non sarete infedeli».

Per questi testi è chiaro che il matrimonio e la trasmissione della vita hanno a che fare con il divino e per lo Spirito di Dio è intollerabile ciò che ne deturpa la natura e lo scopo stabiliti dal Creatore.

Non si tratta di una convenzione sociale, ma di una realtà in cui è in gioco il piano del Creatore e della sua volontà nella trasmissione della vita nel mondo.

È interessante notare che l’accostamento tra lo Spirito e le implicazioni etiche, specialmente in materia sessuale, compare nella più antica esortazione morale di san Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi, il primo scritto cristiano di tutto il Nuovo Testamento. Egli scrive: «Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù: avete appreso da noi come comportarvi in modo da piacere a Dio, e così già vi comportate; cercate di agire sempre così per distinguervi ancora di più. Voi conoscete infatti quali norme vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù. Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non vi ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito» (1Ts 4,1-8).

La morale cristiana, di cui qui abbiamo un primo saggio essenziale, non si riduce a un codice di comportamento onesto, ma è una vita regolata dalla relazione con Dio e dall’essere «nel Signore Gesù».

Alla luce di questo accostamento tra lo Spirito Santo e la retta condotta cristiana in materia sessuale e coniugale, mi pare interessante ricordare un bel testo della liturgia armena nel quale si fa riferimento allo Spirito Santo e al suo ruolo nel sacramento del matrimonio.

Si tratta di un inno sulla discesa dello Spirito Santo che si recita all’inizio della celebrazione e nel quale l’insistenza sull’«oggi» indica che nel sacramento del matrimonio si ha un prolungamento della Pentecoste. In esso si dice: «Oggi gli esseri celesti gioiscono per il rinnovamento dei terrestri, perché lo Spirito, il rinnovatore degli esseri, è disceso nella santa stanza superiore; per mezzo di Lui le schiere degli apostoli furono rinnovate. Oggi questa natura della sostanza terrestre gioisce per la riconciliazione con il Padre; quantunque egli avesse ritirato lo Spirito dalle creature nate in corpi umani, ora egli lo restituisce. Oggi i figli della Chiesa celebrano con gioia la discesa dello Spirito Santo mediante il quale essi furono ornati di vesti smaglianti di luce e risplendenti… Qui per noi è stata restaurata la fontana del battesimo che mediante lo Spirito genera nel seno materno e fa rinascere coloro che credono in Cristo». E nella preghiera sacerdotale con la quale gli sposi sono dichiarati uniti in matrimonio si aggiunge che la sposa e lo sposo sono ritenuti uniti in matrimonio in virtù del fatto che lo Spirito, il legame di tutte le relazioni divine e umane, in primo luogo li ha portati assieme. Conseguentemente separazione illegittima e divorzio sono considerati come peccato contro lo Spirito, e ciò in effetti costituisce il peccato imperdonabile, sinonimo della negazione dello Spirito nella coscienza cristiana (cfr Mt 12,31-32 par.).

Per quanto il testo di Matteo 12,31-32 non abbia di mira il matrimonio, il riferimento che la liturgia armena fa allo Spirito Santo è tutt’altro che fuori luogo o marginale. Il matrimonio è una realtà che tocca la sfera divina ed è stata voluta da Dio per la conservazione della vita umana e della sua immagine nel mondo. Gesù stesso richiamò con forza il disegno del Creatore: Dio ha creato l’uomo e la donna per un matrimonio indissolubile (Mt 19,3-9 parr.). Ciò che interessa osservare nei testi ricordati è il collegamento con lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio Padre e Figlio, lo Spirito Creatore e Datore di vita.

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