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Evangelicali in Giordania, tensioni con il governo e le altre Chiese

28/03/2008  |  Amman
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Evangelicali in Giordania, tensioni con il governo e le altre Chiese
Fedeli giordane in preghiera durante una funzione liturgica.

Il Consiglio delle Chiese della Giordania punta il dito sulle attività di proselitismo di alcuni gruppi cristiani evangelici che agiscono nel Paese a predominanza musulmana con il pretesto di fornire assistenza umanitaria. L'organismo, composto da vescovi delle Chiese greco-ortodossa, greco-cattolica (melchita), cattolica latina e armena, ha denunciato, in una recente dichiarazione, che esistono «40 sètte» operanti in Giordania che creano «discordia all'interno del cristianesimo e con i musulmani».


(e.p.) – Il Consiglio delle Chiese della Giordania punta il dito sulle attività di proselitismo di alcuni gruppi cristiani evangelici che agiscono nel Paese a predominanza musulmana con il pretesto di fornire assistenza umanitaria.

L’organismo, composto da vescovi delle Chiese greco-ortodossa, greco-cattolica (melchita), cattolica latina e armena, ha denunciato, in una recente dichiarazione, che esistono «40 sètte» operanti in Giordania che creano «discordia all’interno del cristianesimo e con i musulmani».

La dichiarazione è stata resa pubblica in seguito all’espulsione dal Paese – decisa dal governo di Amman insieme al rifiuto a rilasciare permessi di soggiorno – di 27 cristiani provenienti da Stati Uniti, Corea del Sud, Egitto, Sudan e Iraq e sospettati di proselitismo. Il governo ha anche espulso studenti del seminario teologico evangelico giordano e negato altre richieste di permesso di soggiorno da parte di studenti del seminario per l’anno accademico corrente.

Il Consiglio delle Chiese ha denunciato il numero crescente di gruppi missionari che entrano in Giordania mascherati da organizzazioni educative, sociali o culturali. Ha anche trovato «sconcertante» il fatto che questi gruppi «estranei ai cristiani di Giordania e alla storia dei rapporti musulmano-cristiani si permettano di parlare a nome di tutti i cristiani e agire come protettori del cristianesimo, quasi fosse in pericolo».

Parlando con Terrasanta.net il 20 marzo, padre Hanna Kaldani, cancelliere del vicariato latino ad Amman, dice che la Chiesa cattolica appoggia il governo principalmente perché si tratta di sicurezza nazionale. Afferma che membri di questi gruppi ottengono visti con il presupposto di svolgere attività di beneficenza, ma poi li utilizzano per «altri scopi, come rimanere e lavorare in Giordania».

Kaldani aggiunge che ciò che queste persone portano nel Paese è estraneo alla società nazionale, perché si tratta di idee contrarie al patrimonio tribale della Giordania e ai concetti di democrazia. Sottolinea inoltre che il loro scopo non è soltanto di evangelizzare i musulmani, ma anche di convertire altri cristiani alle loro sètte. «Siamo disposti ad accettare la Coca Cola, McDonald’s, Seven Up, ecc., ma questi gruppi americani stanno anche cercando di esportare la loro fede in Giordania», ha detto. «Accettiamo alcuni aspetti della loro cultura ma non devono interferire con la nostra religione. Significherebbe andare troppo lontano».

Secondo il Consiglio delle Chiese in Giordania, non tutti i gruppi evangelici cristiani vengono visti come ostili dallo Stato. La Chiesa battista, l’Alleanza cristiana missionaria, la Chiesa nazarena, le Assemblee di Dio sarebbero rispettate e apprezzate per il loro aiuto e sono registrate presso gli uffici del governo.

La Giordania è reputata come uno dei Paesi musulmani più tolleranti al mondo per quanto concerne le religioni non musulmane. La sua Costituzione prevede la libertà religiosa secondo le tradizioni dello Stato a meno che si violino l’ordine pubblico o la moralità. I cristiani sono ben integrati nella società e rappresentano il 3-4 per cento della popolazione. L’8 per cento della Camera bassa del Parlamento, con 110 deputati, è cristiana. Così come l’ambasciatore giordano presso la Santa Sede. I rapporti tra i musulmani e i cristiani sono generalmente buoni.

Tuttavia, la conversione dei musulmani al cristianesimo rimane vietata, come anche il proselitismo dei musulmani da parte dei cristiani. Una persona che si converte dall’islam a un’altra religione può essere punita secondo la legge della sharia.

Le fonti della Chiesa in Giordania segnalano che i missionari stranieri, anche muniti del permesso di lavorare con le chiese evangeliche registrate, sono stati espulsi per aver violato la legge, distribuendo Bibbie in zone musulmane. Gli evangelicali sostengono che è una contravvenzione dell’articolo 18 della Convenzione Internazionale di Diritti Civili e Politici, che riconosce il diritto di «manifestare» la propria fede in privato o in pubblico, che si sia richiesti di farlo o meno. Inoltre, la legge giordana non vieta la distribuzione di Bibbie o l’evangelizzazione di membri di un’altra fede.

Questa contraddizione tra la sharia in materia di conversione e l’articolo 18 della Convenzione internazionale è un punto controverso in Giordana ormai da tempo. Una relazione del Dipartimento di Stato statunitense del 2007 sulla libertà religiosa ha segnalato che, nel 2004, un convertito dall’islam è stato condannato da un tribunale islamico giordano per apostasia, privato dei suoi diritti civili e affidato allo Stato.

Malgrado i conflitti di carattere giuridico presenti in seno alla Costituzione giordana, i cristiani del Paese sono generalmente felici nel vedere partire queste sètte. «I gruppi missionari hanno intenzioni segrete e sono vicini ai sionisti cristiani», ha dichiarato l’ex deputato greco-ortodosso Odeh Kawwas al portale web Middle East Online, aggiungendo che è un «vecchio problema».

Kawwas ha detto che questi gruppi evangelicali «creano suscettibilità e provocano disaccordi tra i cristiani giordani, senza parlare della loro minaccia per la coesistenza musulmano-cristiana». I gruppi, ha aggiunto, «non appartengono ad alcuna Chiesa, ma cercano di convincere i seguaci di altre Chiese e ingannare alcuni dei nostri fratelli musulmani per convertirli».

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