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Dilemmi da Stato ebraico

13/12/2007  |  Milano
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Dilemmi da Stato ebraico
Una coppia di ebrei, freschi sposi, sul piazzale del Muro occidentale a Gerusalemme (foto M. Gottardo).

Uno dei nodi al centro del negoziato ripreso ufficialmente ieri tra israeliani e palestinesi è la definizione di Israele come Stato ebraico. Olmert l'ha posta come una delle condizioni chiave da parte israeliana. Ma da parte palestinese c'è molta freddezza. Detta così rischia di diventare l'ennesima bandiera intorno alla quale scontrarsi. Senza affrontare la domanda vera: che cosa vuol dire per Israele oggi essere uno Stato ebraico? È un interrogativo al quale gli stessi ebrei israeliani danno risposte molto diverse. Lo spiega molto bene l'articolo di Shulamit Aloni pubblicato oggi su Yedioth Ahronot e che qui rilanciamo.


Uno dei nodi al centro del negoziato ripreso ufficialmente ieri tra israeliani e palestinesi è la definizione di Israele come Stato ebraico. Olmert l’ha posta come una delle condizioni chiave da parte israeliana. Ma da parte palestinese c’è molta freddezza. Detta così rischia di diventare l’ennesima bandiera intorno alla quale scontrarsi. Senza affrontare la domanda vera: che cosa vuol dire per Israele oggi essere uno Stato ebraico? È un interrogativo al quale gli stessi ebrei israeliani danno risposte molto diverse. Lo spiega molto bene l’articolo di Shulamit Aloni pubblicato oggi su Yedioth Ahronot e che qui rilanciamo.

Aloni pone infatti un problema molto concreto riguardante la Legge del ritorno, la norma del 1950 per cui ogni figlio di madre ebrea ha il diritto di essere riconosciuto come cittadino israeliano. Il problema è che – secondo il ministero degli interni israeliano – questo diritto non si estende automaticamente al coniuge. Per lui o lei deve essere avviato il procedimento per il riconoscimento della cittadinanza ai residenti in Israele che dura cinque anni. Che cosa succede se nel frattempo il coniuge ebreo muore? La vedova (o il vedovo) perde il diritto a rimanere nel Paese. Stessa cosa se si separa (anche se – ad esempio – una donna si è separata perché vittima di violenze da parte del partner e nel frattempo in Israele avuto dei figli). Situazioni evidentemente paradossali. Eppure – racconta – Shulamit Aloni con risvolti tragicamente reali. Un discorso analogo si potrebbe fare sulla questione dei lavoratori stranieri (filippini, thailandesi, rumeni…), richiamati in forze in Israele – durante questi anni di impetuosa crescita economica – per «sostituire» la manodopera palestinese rimasta dall’altra parte del muro. Che futuro ha in mente per loro lo Stato ebraico? La questione dell’identità di Israele è un tema cruciale oggi. Ma chiede anche uomini e donne con il coraggio di affrontarla fino in fondo.

Clicca qui per leggere l’articolo di Shulamit Aloni