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Il guardiano del valico

02/04/2007  |  Milano
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Il guardiano del valico
Cancelli al valico di Rafah.

Un generale italiano comanda gli osservatori dell'Unione Europea dislocati al valico di Rafah tra Egitto e Striscia di Gaza. È Pietro Pistolese (66 anni), ufficiale dei Carabinieri di origini emiliane. Il quotidiano Jerusalem Post lo ha intervistato nei giorni scorsi per chiedergli come valuti la situazione odierna dell'unico posto di frontiera tra Egitto e Territori palestinesi. Ecco cosa ne dice il generale.


Veniamo da settimane di discussioni nel Parlamento italiano sulle missioni dei nostri soldati all’estero. Ce n’è uno però che, nonostante ricopra un ruolo delicatissimo in una delle frontiere più calde del mondo, ce lo siamo bellamente dimenticati. E così, a ricordarci della sua esistenza, viene in aiuto il Jerusalem Post con un servizio dedicato al generale dei carabinieri Pietro Pistolese, responsabile dell’Eubam, la missione di 70 osservatori dell’Unione europa, impegnati al valico di Rafah, il posto di confine tra la striscia di Gaza e l’Egitto.

In una sua intervista a Pistolese il quotidiano israeliano ricorda un dettaglio tutt’altro che insignificante: il prossimo 24 maggio scade il mandato dell’Eubam. E quindi bisognerà prendere delle decisioni su Rafah. Vale la pena, dunque, di ricapitolare la storia: il ritiro israeliano da Gaza, nell’agosto 2005, aveva posto la questione del controllo di questo valico, l’unico che permette di entrare dall’Egitto a Gaza senza passare in territorio israeliano. Ovvie le preoccupazioni sulla sicurerezza. Alla fine, nel novembre 2005 con la mediazione del segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, si arrivò all’accordo: il controllo sarebbe passato agli uomini dell’Autorità nazionale palestinese (allora guidata da Fatah), ma con la supervisione degli osservatori dell’Unione europea e la possibilità per un ufficiale israeliano sempre presente in loco di chiedere controlli su situazioni giudicate sospette. Ha funzionato per sei mesi. Poi, il 25 giugno, è arrivato il rapimento di Gilad Shalit. E da allora, dicono i dati, il valico è rimasto aperto solo per brevi periodi: in media un giorno sì e quattro no.

Una situazione che Pistolese nell’intervista giudica negativa, perché creando ulteriore disperazione non fa che peggiorare le cose a Gaza. Ricorda che l’ingresso clandestino di armi non avviene a Rafah, ma attraverso i tunnel sotterranei: chiudere il valico non serve, dunque, a risolvere il problema. Una cosa per il generale dei Carabinieri è comunque certa: «Se il valico resta chiuso, la nostra missione è inutile». Il Jerusalem Post interpella in proposito alcune sue fonti del ministero della Difesa israeliano. Che lodano il lavoro svolto da Pistolese e premono per un prolungamento della missione dell’Eubam. Dietro c’è anche un problema molto pratico: grazie agli accordi del novembre 2005 finora Rafah è rimasta in mano agli uomini di Fatah. Che cosa succederebbe se l’Unione europea ritirasse i suoi osservatori?

Clicca qui per leggere l’articolo del Jerusalem Post

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