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La festa di san Francesco d’Assisi nella terra di Gesù

03/10/2006  |  Gerusalemme
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La festa di san Francesco d’Assisi nella terra di Gesù
La predica di san Francesco agli uccelli (Assisi, dettaglio di un affresco di Giotto).

Si celebra domani in tutta la Chiesa la figura di san Francesco d'Assisi, fondatore dei francescani. Quando il santo morì, il 3 ottobre 1226, il suo Ordine contava già migliaia di frati. La Custodia di Terra Santa era stata creata nove anni prima e già alcuni frati erano venuti a Gerusalemme. San Francesco stesso vi avrebbe soggiornato nel 1219-1220. Ecco come si vivrà la festa del santo presso il convento di San Salvatore, «quartier generale» della Custodia.


Il 3 ottobre 1226 moriva san Francesco d’Assisi. Aveva 45 anni. Alla sua morte, l’Ordine era fiorente e contava migliaia di frati. La provincia di Terra Santa era stata creata nove anni prima e già alcuni frati erano venuti a Gerusalemme. San Francesco stesso vi avrebbe soggiornato nel 1219-1220. Ma i frati si installarono definitivamente presso i Luoghi Santi solo nel 1229, presso la quinta stazione della Via Crucis.

Oggi il loro «quartier generale» si trova ancora nella città vecchia, ma nei pressi di Porta Nuova. È qui che saranno celebrate le solennità della festa del santo; inizieranno con i primi vespri. In effetti, nella Chiesa, seguendo la tradizione giudaica, il giorno incomincia al calar del sole («Fu sera e fu mattina, il primo giorno», Gen 1,5). In questo modo, la fede – delle tre grandi religioni monoteistiche – vuole intendere che il passaggio sulla terra è una notte destinata a sfociare nella luce eterna. Per questo i primi vespri faranno memoria della morte del Santo, il «transito», cioè il passaggio dalla morte alla visione beatifica celebrata il giorno dopo.

Tutti i francescani presenti nella Città Santa, eccetto quelli trattenuti dal servizio nei santuari e dall’accoglienza dei pellegrini, si ritrovano alle 17.30 nella chiesa di San Salvatore per cantare insieme la morte del poverello di Assisi. Saranno accompagnati nella preghiera dagli studenti delle università pontificie del Paese: il Seminario di Beit Jala e i salesiani ormai installati a Gerusalemme. Tutti attornieranno i frati francescani in formazione per i quali questa festa è l’occasione di rinnovare i loro voti, sull’esempio del loro santo fondatore che fino alla morte esortò i suoi frati «ad amare Dio, aggiungendo poche parole sulla pazienza, la povertà, la fedeltà alla Chiesa Romana, raccomandando loro il santo evangelo prima di ogni altra regola», e si rallegrò lui stesso di esserne stato fedele sino alla fine (san Bonaventura, Legenda maior, XIV,4.5). Dopo i vespri, tutti gli studenti si ritroveranno per un pasto fraterno.

Domani, durante la messa delle 10.30, una folla di gente, religiosi e fedeli della città, attornierà la comunità francescana di Gerusalemme. (La festa non sarà solo a Gerusalemme: i principali conventi di Terra Santa hanno anch’essi diramato numerosi inviti a gioire con loro per il dono di San Francesco).

Alcuni si stupiranno nel vedere un domenicano presiedere la celebrazione. Quest’anno sarà padre Jean-Michel Poffet, direttore dell’Ecole Biblique, mentre un suo confratello, padre Olivier-Thomas Venard, pronuncerà l’omelia. I due frati predicatori saranno attorniati all’altare dal padre Custode, fra Pierbattista Pizzaballa, e dal suo vicario, fra Artemio Vitores, come concelebranti principali. È a Roma che, nel 1205 circa, Domenico e Francesco si incontrarono. Ambedue avevano fondato un Ordine mendicante. Le loro differenze non li separarono mai. È proprio questa comunione tra i due santi padri che i frati vogliono ricordare.

Non vi saranno solo i domenicani come religiosi. Infatti i Frati minori, come vuole la tradizione, hanno invitato un rappresentante di ogni comunità maschile cattolica della città (i religiosi delle Chiese sorelle ma separate sono stati invitati alla festa di sant’antonio da Padova, patrono principale della Custodia di Terra Santa). Ovviamente, quanti lo vorranno potranno unirsi alla celebrazione della messa, ma solo i rappresentanti parteciperanno al pasto fraterno che seguirà. Da notare che quest’anno per la prima volta sarà presente l’abbadessa delle clarisse di Gerusalemme. Ma non sarà la sola donna presente nel refettorio.

Infatti se tutti i religiosi della città sono invitati, lo sono anche tutti i consoli generali con le loro consorti, al primo posto quelli delle quattro nazioni storicamente considerate «protettrici» della Terra Santa: Belgio, Italia, Francia e Spagna. (L’ordine di precedenza è stabilito dall’anzianità di presenza del Console in carica. Dopo la sostituzione del Console generale belga in novembre, la precedenza per le feste natalizie diventerà: Italia, Francia, Spagna, Belgio).

In Terra Santa coi francescani

Recarsi in Terra Santa è toccare con mano i luoghi in cui il Verbo di Dio è entrato nell’esperienza umana in Gesù di Nazaret.

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