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Roncalli, cent’anni fa pellegrino in Terra Santa

05/07/2006  |  Bergamo
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Dal 20 al 29 giugno scorso il vescovo di Bergamo, mons. Roberto Amadei, ha guidato un pellegrinaggio diocesano in Terra Santa a ricordo del primo pellegrinaggio di un bergamasco illustre: don Angelo Roncalli, che sarebbe diventato Papa Giovanni XXIII.Il futuro «Papa buono» mise piede a Gerusalemme per la prima volta nel 1906, da giovane prete e segretario del vescovo Radini Tedeschi. Vi sarebbe tornato nel 1939 come delegato apostolico in Turchia.



(g.c.) – Si è svolto dal 20 al 29 giugno scorso, guidato dal vescovo mons. Roberto Amadei, il pellegrinaggio in Terra Santa della diocesi di Bergamo per ricordare i cento anni della visita ai Luoghi Santi dell’allora don Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII. Abbiamo chiesto al don Gianni Carzaniga, direttore del Centro Studi Giovanni XXIII di Bergamo, di spiegarci l’importanza di quel viaggio e di collocarlo all’interno della vicenda umana e cristiana del Papa Buono.

«Angelo Giuseppe Roncalli si recò due volte in Terra Santa: la prima da prete giovanissimo, dal 18 settembre al 22 ottobre 1906. La seconda da vescovo durante gli anni della delegazione pontificia in Turchia, dal 7 al 10 giugno 1939. Due visite certamente diverse: ambedue ricche, ambedue suggestive. Ciascuna vissuta con intensità: ma ciascuna vissuta con l’intensità che è propria ai diversi momenti dell’esistenza. Nel 1906 don Angelo Roncalli era giovane prete non ancora venticinquenne, ordinato da due anni; era segretario da poco più di un anno di mons. Radini Tedeschi, il vescovo di Bergamo presidente dell’Opera dei pellegrinaggi nazionali italiani. Nel 1939 mons. Angelo Giuseppe Roncalli era delegato apostolico ad Istanbul. Quasi sessantenne, aveva una esperienza notevole dell’Oriente. Era stato in Bulgaria per dieci anni, a contatto con gli ortodossi, a contatto con la povertà di una popolazione agricola, a contatto con le popolazioni cattoliche profughe, a contatto con quanti erano in estremo disagio soprattutto durante il terremoto devastatore del 1929. In Turchia come delegato apostolico da ormai quattro anni, mons. Roncalli conosceva non solo la minoranza ortodossa legata al patriarca di Costantinopoli, ma soprattutto la popolazione turca, di religione musulmana, impegnata a costruire un nuovo tipo di stato, quello guidato da Ataturc».

«Mons. Angelo Roncalli – continua don Carzaniga – si recò in Terra Santa anche nel 1939. Conoscendo il suo grande cuore, siamo certi che egli portò il mondo che conosceva sui luoghi santi; siamo sicuri che si fece interprete della sofferenza dei poveri che aveva incontrato, della divisione interna alla Chiesa di cui egli soffriva, essendone a quotidiano contatto, e incontrandone il segno anche nella terra del Signore. In quella visita il futuro papa del Concilio Vaticano II ha certamente portato in Terra Santa, pur essendo un vescovo rappresentante della Santa Sede in una nazione di religione musulmana e quindi sconosciuto ai più, tutta la sua interiorità ed ha attinto ricchezza per il suo cammino di credente che cerca la bontà e la carità verso tutti; quell’atteggiamento che, vent’anni dopo, il mondo intero avrebbe ammirato in lui, durante il suo pontificato durato dal 1958 al 1963».

Quello del 1906, il primo viaggio del Papa Buono in Terra Santa, fu il terzo dei pellegrinaggi nazionali, l’ultimo presieduto dal vescovo di Bergamo mons. Radini Tedeschi. Quel viaggio fu anche descritto da don Angelo in quattordici articoli che apparvero sul quotidiano Eco di Bergamo, raccolti ora in volume (1906: viaggio in Terra Santa, Ferruccio Arnoldi Editore-Editrice Massimo, con scritti di Carlo Bo e mons. Loris Capovilla).

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