Attualità

Inaugurato a Birzeit il Museo palestinese


di Nizar Halloun |  18 maggio 2016

Veduta esterna del nuovo Museo palestinese. (foto: Palestinian Museum)

Anche se ancora vuoto, ha aperto quest'oggi i battenti a Birzeit (in Cisgiordania) il nuovo Museo palestinese. Una struttura moderna, immersa nel verde e ampia 2.500 metri quadrati.


Posto sulla sommità di una collina, il nuovo Museo palestinese impressiona. L’ampio giardino a terrazzamenti, ricco di piante indigene, si estende per quattro ettari e già da solo merita una visita. Il complesso ha aperto i battenti oggi, dopo 18 anni di progettazione e lavori e lo stanziamento di 28 milioni di dollari.

«È il momento di celebrare la ricchezza della cultura e del patrimonio storico palestinese», ha dichiarato il presidente del museo Omar al-Qattan. «Questo è un museo transnazionale. Qui abbiamo la casa madre, che avrà filiali in varie parti del mondo». L’istituzione culturale si concepisce come una presenza variegata, capace di andare incontro ai palestinesi locali e a quelli della diaspora: dai campi profughi in Giordania e Libano fino agli emigrati in Cile e negli Stati Uniti. L’idea di un museo transnazionale, spiega al-Qattan è una risposta alle sfide poste dalla situazione politica. Una realtà alla quale devono far fronte le istituzioni culturali palestinesi, a Gerusalemme come in Galilea.  

La decisione di costruire il museo a Birzeit ha suscitato in passato numerose critiche, soprattutto sulle reti sociali. Ma i responsabili del progetto hanno preferito un approccio realistico: un museo a Gerusalemme Est avrebbe assunto un'importanza simbolica, ma sarebbe stato difficilmente fruibile da tutti i palestinesi (per via degli ostacoli alla libera circolazione imposti dall’amministrazione militare israeliana - ndr). Via via che prendeva corpo, il progetto ha mutato aspetto rispetto all’idea originaria. All’inizio si pensava a un luogo commemorativo della Nakbah («la catastrofe» causata al popolo palestinese dalla guerra arabo-israeliana del 1948). Pian piano si è fatta largo la prospettiva di occuparsi del patrimonio culturale e storico, oltre che della memoria collettiva, palestinese.

Più del 90 per cento dei fondi provengono da elargizioni di donatori palestinesi. «È una cosa di cui dobbiamo andare fieri – sottolinea il responsabile del museo –. Molti palestinesi non vogliono più affidarsi solo ai fondi che arrivano dall’estero. L’indipendenza non è solo politica; è anche intellettuale e artistica».

Il nuovo museo è portatore di un messaggio che rappresenta tutti i palestinesi, secondo Mahmoud Hawari, chiamato a dirigere l’istituzione: «La mia squadra ed io – dice – ci adopereremo al massimo perché la visione del museo assuma contorni sempre più nitidi. Ci auguriamo di sviluppare ambiti nei quali offrire a tutti questa ricchezza tanto vicina alla terra, e che dev’essere conservata per le generazioni future».

Il progetto prenderà corpo per tappe successive, principalmente per la carenza di esperienza e di capacità nella gestione dei musei. «Formeremo – spiega Hawari – dei tecnici, ma anche ricercatori e archivisti. Le sfide davanti a noi sono grandi; ci attende un percorso laborioso, ma bello».

La sofisticata architettura della sede museale è stata concepita per essere profondamente inserita nel territorio circostante: la struttura sembra emergere dal suolo e interagire con il paesaggio. Vuole collegare il passato al presente e al futuro con linee insieme moderne e discrete.

Il messaggio del museo è semplice, ha dichiarato al-Qattan a Terrasanta.net: «Noi siamo qui e abbiamo una storia, una ricca cultura e un patrimonio eccezionale da condividere con tutti. Siamo in grado di farcela senza l’aiuto di nessuno. L’unica cosa che chiediamo è la libertà».

Il museo, con la sua superficie di 2.500 metri quadrati e le facciate rivestite della classica pietra bianca locale, è stato inaugurato senza alcuna mostra al suo interno. «L’edificio è certamente importante, ma non è tutto», ammettono i responsabili. «Tra sei mesi inizierà anche il ciclo delle mostre».

I palestinesi di Haifa e di Nazaret, quelli, cioè, che vivono nel territorio dello Stato di Israele non sono stati dimenticati, rassicurano il presidente e il direttore della neonata istituzione culturale: «Speriamo di essere a pieno regime entro ottobre e che da quel momento in poi il museo diventi una fucina di iniziative».

Moderazione e dialogo per amore di Gerusalemme!

Dal Vaticano all'Onu si moltiplicano gli appelli a far sopire le tensioni che in questi giorni turbano la Terra Santa. Diplomazie al lavoro per scongiurare una guerra di religione.

Un drammatico venerdì di proteste e violenza

La "Giornata della rabbia" indetta ieri dai palestinesi in tutti i loro centri urbani è sfociata in proteste e scontri. Tre i morti e oltre 300 i feriti a Gerusalemme e dintorni. E a sera un nuovo attentato antiebraico.

Boicottaggio musulmano della Spianata delle Moschee

L’attentato omicida del 14 luglio scorso nella città vecchia di Gerusalemme, ha prodotto giorni di alta tensione intorno alla Spianata delle Moschee. Scontri tra polizia israeliana e manifestanti palestinesi.

Un altro modo per dire «Kosher!»

Oltre alle storiche tensioni fra laici e religiosi, negli ultimi anni in Israele si sono accentuate le divisioni tra le varie anime dell’ebraismo ortodosso. Anche riguardo alle regole religiose sugli alimenti.