Attualità

Con Erdoğan Santa Sofia torna moschea?


di Giuseppe Caffulli |  13 aprile 2017

Una veduta esterna di Santa Sofia ad Istanbul. (foto G. Caffulli)

In una settimana aperta dai tragici attentati contro i cristiani copti egiziani, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan si accinge a pregare a Santa Sofia, l'antica cattedrale bizantina divenuta moschea e poi museo.


In una settimana segnata dai tragici fatti di sangue dell’Egitto ai danni dei cristiani copti, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan si prepara a mettere in atto una provocazione che certamente non getta acqua sul fuoco. Domani 14 aprile, Venerdì Santo (quest’anno sia per cattolici che ortodossi), accompagnato dagli esponenti del suo partito e dai capi religiosi musulmani, il “sultano” di Istanbul (città di cui è stato a lungo sindaco) si prepara a pregare in Santa Sofia. La splendida basilica cristiana di Costantinopoli, era stata dichiarata museo dal padre della Turchia moderna, Kemal Ataturk nel 1934. Domenica in Turchia si svolgerà il referendum costituzionale fortemente voluto da Erdoğan, con lo scopo di rafforzare ulteriormente i poteri presidenziali. Se il presidente dovesse vincere, verrebbe abolito l’ufficio di primo ministro, si amplierebbe il parlamento (da 550 a 600 seggi) e sarebbero garantiti maggiori poteri di controllo da parte del presidente sul Consiglio superiore della magistratura.

Con la preghiera islamica in Santa Sofia, Erdogan mira a dare un ulteriore segnale al mondo islamico turco, che sogna di mandare in soffitta il kemalismo laico e di rispolverare i fasti neo ottomani.

Nel Paese non si contano più, ultimamente, i casi di revisionismo storico. Di recente Mustafa Armagan, docente dell’Università di Istanbul, ha pubblicato un saggio intitolato «Gli intrighi di Santa Sofia» (Aya Sofia Entrikalari) dove si sostiene che l’atto pubblico con il quale Santa Sofia – prima chiesa e poi moschea – venne dichiarata museo nazionale (e dunque sottratta al culto islamico) sarebbe un falso. Pertanto non avrebbe valore legale.

Non da oggi il capo dello Stato turco cerca di riconquistare – soprattutto a fini politici ed elettorali – luoghi storici al culto islamico. Qualche anno fa i due templi dedicati a santa Sofia, a Nicea (Iznik), sede del primo concilio ecumenico, e a Trabzon, sono stati riconvertiti da musei in moschee. Da tempo è in atto una campagna di stampa che mira a creare consenso attorno alla “riconquista” islamica di Santa Sofia.

La splendida basilica fu costruita nel 537 dall’imperatore Giustiniano e dedicata alla Sapienza di Dio. Fu cattedrale cristiana di rito bizantino fino al 1453 e sede patriarcale greco-ortodossa (Patriarcato ecumenico di Costantinopoli).

Già nel giugno scorso, per la prima volta dopo 81 anni, il governo turco permise che venisse officiato un culto islamico in quella che il mondo bizantino considera un vero e proprio simbolo di fede e di storia. I vertici della Chiesa greco-ortodossa parlarono di «incredibile provocazione». Il governo di Atene si spinse a parlare di «atto anacronistico e incomprensibile, che dimostra mancanza di rispetto verso i cristiani ortodossi di tutto il mondo».

Da parte sua, il governo turco non manca di rimarcare i divieti di Atene a proposito della costruzione di moschee sul suolo greco.

Insomma, la visita di Erdoğan a Santa Sofia in programma domani, in un momento particolarmente teso come quello che sta vivendo il Medio Oriente, potrebbe alimentare ulteriori focolai di tensione.

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