Letture

L'inviato del Papa di fronte al Grande Male


 Terrasanta.net |  4 aprile 2017

Un libro che colma una lacuna della storiografia, analizzando l'azione - non solo diplomatica - della Santa Sede di fronte allo sterminio degli armeni nella Turchia di inizio Novecento.


Il 24 aprile d’ogni anno gli armeni celebrano il loro Giorno della memoria, in ricordo della notte in cui, nel 1915, vennero rastrellati, per essere poi deportati e uccisi, i membri di punta della comunità armena di Costantinopoli. Avanguardia di una schiera innumerevole di altre vite destinate all’eccidio.

Questo libro colma una lacuna della storiografia contemporanea, analizzando il racconto di quegli eventi come emerge dalla corrispondenza diplomatica della Santa Sede, fin qui largamente trascurata dagli studiosi. L’esame dei documenti conservati nell’Archivio segreto vaticano e in quello degli Affari ecclesiastici straordinari (vale a dire dei rapporti con gli Stati), accessibili sin dal 1985, conferma quanto già sappiamo del genocidio armeno. Aggiunge però altri dati e punti di vista finora inediti. In queste pagine si staglia la figura del delegato apostolico mons. Angelo Maria Dolci, che – con un’abilità narrativa non comune – fu puntuale nel riferire a papa Benedetto XV l’evolversi di quello che prontamente lesse come uno sterminio di massa pianificato (e tollerato, se non avallato, dalle potenze alleate del Sultano: Germania e Austria). La volontà politica che lo determinò puntava a sbarazzarsi delle minoranze cristiane: oltre agli armeni patirono anche melchiti, siri, maroniti e caldei.

Non riuscendo a far altro per arginare il “Grande Male”, l’arcivescovo Dolci (reduce da missioni diplomatiche in Perù, Bolivia ed Ecuador) si adoperò per assistere le vittime e salvarne il più possibile, ricorrendo anche all’opera dei missionari tedeschi – intoccabili per via della loro nazionalità – e di diplomatici stranieri, tra i quali l’ambasciatore statunitense Henry Morgenthau, a sua volta testimone eloquente di quanto andava accadendo sotto i suoi occhi.

L’opera di contestualizzazione che i due co-autori compiono per inquadrare i documenti d’archivio rende la lettura del volume di particolare interesse per i cultori di storia della Chiesa e di storia delle relazioni diplomatiche. (g.s.)

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