Attualità

In Israele nuove norme legalizzano gli avamposti in Cisgiordania


di Giuseppe Caffulli |  7 febbraio 2017

In primo piano l'avamposto illegale di Amona, sgombrato dalla polizia israeliana nei giorni scorsi. (foto Lior Mizrahi/Flash90)

Da ieri per lo Stato ebraico non sono più illegali circa 2 mila case di coloni costruite in Cisgiordania (Territori occupati) su terreni di proprietà privata di cittadini palestinesi.


La notizia è di ieri. Il parlamento israeliano – la Knesset - ha approvato con 60 voti a favore e 52 contrari una legge che legalizza la posizione di circa 2 mila case di coloni in Cisgiordania. Sono abitazioni edificate illegalmente su terreni di proprietà di palestinesi, cui lo Stato verserà a titolo di indennizzo un valore più alto di quello di mercato per regolarizzarne la posizione.

Qualche notiziario nostrano, nel riportare la decisione, l’ha scambiata per una buona notizia. Se infatti si tace che queste case sono state costruite su terreni usurpati illegalmente in territorio occupato militarmente, tutto sembra rientrare in una ordinaria logica di condono edilizio.

A guardar bene, non è così. La nuova legge, promossa da Naftali Bennet, potente leader del partito dei coloni israeliani Habayit Hayehudi (Casa Ebraica), è stata approvata (sembra) senza il consenso del premier Benjamin Netanyahu. Il capo dell’esecutivo aveva chiesto di rinviare la votazione a dopo il 15 febbraio, data dell'atteso primo incontro con Donald Trump alla Casa Bianca. Il timore (del tutto fondato) è che il provvedimento possa costituire una pietra d’inciampo per il colloquio. Se è vero, infatti, che Trump non parteggia per i palestinesi dei Territori, è pure vero che non più tardi di qualche giorno fa la Casa Bianca ha ribadito, come più volte in passato, che i nuovi insediamenti israeliani «non facilitano la pace».

Il provvedimento approvato dalla Knesset riguarda 4 mila coloni e nei fatti definisce una vera e propria annessione di un territorio riconosciuto come palestinese (la cosiddetta Area C in Cisgiordania, dove Israele esercita il pieno controllo civile e militare). Da parte palestinese, le reazioni non si sono fatte attendere: «Il governo israeliano – ha fatto sapere l’Organizzazione per la liberazione della Palestina - ha così dimostrato la volontà di distruggere ogni chance di una soluzione politica per la pace e la possibilità della soluzione due Stati, due popoli».

La nuova legge sarebbe un mezzo per «legalizzare il furto» della terra palestinese, consentendo ai coloni di vivere su terreni privati palestinesi pagando una compensazione ai proprietari. A fronte degli espropri, essi riceveranno una somma di denaro o altri terreni in luoghi diversi. 

Sempre che questi ultimi accettino. Il procuratore generale Avichai Mendelblit già mesi fa, durante le prime letture della legge in aula, aveva affermato che non difenderà il provvedimento contro le possibili contestazioni presso l’Alta Corte, perché esso contraddice il diritto internazionale.

Critiche durissime anche dal movimento B’Tselem, in prima linea nella denuncia delle violenze nei Territori occupati: «Israele non ha intenzione di allentare il controllo sui palestinesi e il furto delle loro terre. Una legge che serve solo a dare «una parvenza di legalità». Una «disgrazia» per lo Stato e per la sua legislatura e «uno schiaffo in faccia alla comunità internazionale».

Gli analisti di politica mediorientale fanno però notare come la decisione di Israele è la conferma di una politica espansionista che Benjamin Netanyahu ha avviato in seguito alla vittoria di Donald Trump. In questo contesto si colloca anche recente approvazione di nuovi insediamenti nei Territori occupati.

La norma viene applicata anche agli avamposti realizzati nelle aree occupate da Israele fin dal 1967, all’indomani della Guerra dei sei giorni. È fatta eccezione per Amona, un avamposto illegale dove vivevano circa 42 famiglie. Qui qualche giorno fa la polizia israeliana ha proceduto allo sgombero, tra dure contestazioni dei sostenitori dei coloni giunti a dar man forte agli abitanti di Amona.

Francesco al Cairo per un abbraccio di consolazione

Inizia domani il breve viaggio di Papa Francesco in Egitto. Il significato di questa trasferta e le attese del popolo e delle Chiese che lo accoglieranno. Intervista al francescano Mamdouh Chéhab Bassilios.

Tunisia, lo stato d'emergenza continua (e preoccupa)

Dopo gli attentati del 2015, la Tunisia sta vivendo un periodo di relativa calma e migliorata sicurezza. La minaccia terrorismo resta attuale a fronte di un possibile rientro dei tunisini partiti per combattere con l’Isis.

Gli auguri del presidente Rivlin ai cristiani in Israele

Il 19 aprile scorso il presidente dello Stato di Israele Reuven Rivlin si è recato al patriarcato latino di Gerusalemme per gli auguri pasquali ai responsabili delle comunità cristiane di Terra Santa.

L'Egitto attende il Papa in un clima teso

Pasqua nel cordoglio dopo gli attentati della Domenica delle Palme. La notte scorsa nuovo attacco non lontano dal monastero di Santa Caterina, sul Sinai. In questo Egitto Papa Francesco a fine aprile.