Attualità

Turismo in Giordania, vento in poppa per i siti cristiani


di Christophe Lafontaine |  22 febbraio 2019

L'abside del Memoriale di Mosè, recentemente ristrutturato sul Monte Nebo, in Giordania. (foto G. Caffulli)

Il comparto turistico in Giordania è in costante ripresa. Nel 2018 registrato l'8 per cento in più di proventi rispetto al 2017. Petra rimane la meta preferita, segue il Monte Nebo. Cresce il sito del Battesimo di Gesù.


Nel 2018 le entrate del comparto turistico in Giordania hanno superato i 5 miliardi di dollari, con un aumento dell’8 per cento rispetto ai 4,6 miliardi incassati nel 2017, stando ai dati della Banca centrale del Regno hashemita, pubblicati nei giorni scorsi.

Il settore si conferma così in ripresa. Basta confrontare queste cifre con quelle del 2012, un anno dopo lo scoppio delle cosiddette Primavere arabe: i proventi furono allora pari a 3,2 miliardi di dollari. In seguito, per anni, l’industria turistica giordana ha risentito dell’instabilità regionale e in particolare del pluriennale conflitto in corso nella vicina Siria.

In un comunicato diffuso il 19 febbraio dall’agenzia di stampa Petra, la Banca centrale giordana conferma che l’avvenuta ripresa manifesta i suoi effetti anche in apertura di questo nuovo anno. Se nel mese di gennaio 2018 si registrarono entrate per 420 milioni di dinari giordani (pari a 593 milioni di dollari), nel gennaio 2019 parliamo di 458 milioni di dinari (647 milioni di dollari). Un aumento dovuto in larga parte all'accresciuto numero di turisti stranieri.

Il Monte Nebo tra le destinazioni predilette

Il quotidiano The Jordan Times riferisce che i siti più frequentati lo scorso anno sono stati: il sito archeologico di Petra nel sud del Paese che da gennaio a fine novembre 2018 è stato visitato da circa 800 mila turisti (il 33 per cento in più dell’anno precedente); il Monte Nebo – dove la tradizione situa il luogo, rimasto ignoto, della sepoltura del profeta Mosè – si piazza al secondo posto, con 444 mila visitatori (+155 per cento rispetto all’anno precedente).

Il sito di Jerash è terzo in classifica, con 380 mila visitatori. L’incremento rispetto al 2017 è del 30 per cento per l’antica Gerasa, città ellenistica che raggiunse l’apogeo in epoca romana. A fine 2018, il deserto del Wadi Rum registrava 225 mila turisti, il 36 per cento in più rispetto all’anno precedente.

La chiesa di San Giorgio a Madaba, con il suo celebre mosaico pavimentale della mappa di Terra Santa, risalente al Sesto secolo d.C., è stata visitata da 291 mila persone (il 42 per cento in più rispetto all’anno prima). Il castello di Ajloun, fatto costruire dalla dinastia dinastia ayubbide nel Dodicesimo secolo, ha ricevuto 243 mila visitatori (+24,5 per cento).

In termini percentuali è però il sito del Battesimo di Gesù (che l’Unesco ha inserito nel 2015 tra i beni patrimonio dell’Umanità) ad avere il dato più eclatante: i suoi 131 mila visitatori sono stati il 395 per cento in più rispetto all’anno prima. La località di Betania Oltre il Giordano (o Wadi al Kharrar, «la Valle melodiosa») è sulla sponda orientale del fiume Giordano all’altezza della città palestinese di Gerico ed è caratterizzata da vestigia archeologiche d’epoca romana e bizantina. Dall’inizio di questo secolo l’area è un grande cantiere ove il governo di Amman ha incoraggiato la costruzione di numerose chiese e case di accoglienza per pellegrini.

Una volta portato a termine l’intero progetto, nell’area dovrebbe sorgere una dozzina di nuovi luoghi di culto, spiega la Commissione per il sito del Battesimo nel sito Internet istituzionale. La prossima chiesa ad essere costruita sarà quella cattolica di rito maronita, dedicata a san Marone. La sua prima pietra fu benedetta dal patriarca, il card. Bechara Rai, già nel 2012.

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