Ad Abu Dhabi tra il popolo delle beatitudini


 Terrasanta.net |  6 febbraio 2019

L'arrivo del Papa tra i 45 mila fedeli raccolti nello stadio dello Zayed Sports City di Abu Dhabi.

Il Papa ha dedicato le ultime ore del breve soggiorno ad Abu Dhabi, il 5 febbraio, all'incontro con la vivace comunità cattolica locale: un milione di migranti economici, di molti colori, lingue e nazioni.


(g.s.) - Alla comunità cattolica presente nella Penisola arabica papa Francesco ha dedicato l’intera mattinata del 5 febbraio, cioè le ultime ore del suo breve soggiorno ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti.

Accompagnato del nunzio apostolico negli Emirati e delegato apostolico della Penisola Arabica, mons. Francisco Montecillo Padilla, e da mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia del Sud, ha visitato una delle due chiese cattoliche erette in città – la cattedrale di San Giuseppe – dove lo attendevano circa 300 fedeli. Francesco si è raccolto un momento in preghiera e poi si è congedato dai presenti per recarsi allo Zayed Sports City. Nello stadio messo a disposizione dalle autorità lo hanno idealmente abbracciato 45 mila persone. Altre 100 mila hanno seguito la messa papale sui grandi schermi montati nelle aree verdi all’esterno del catino. Almeno 100 nazionalità diverse erano rappresentate.

Secondo le statistiche diffuse dalla Santa Sede, sono circa un milione i cattolici di lingue, origini e riti diversi presenti nel territorio del vicariato apostolico dell’Arabia meridionale (che include Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen). Ammontano a un decimo della popolazione, ma non sono cittadini emiratini. Parliamo di migranti economici, provenienti in gran parte dalle Filippine e dall’India e destinati, presto o tardi, a rimpatriare. Separati dai loro affetti più cari, trovano nella Chiesa un sostegno morale e un ambito familiare lontano da casa.

«Beati voi»

Per la celebrazione liturgica è stato scelto dal messale romano il formulario per la giustizia e la pace. Come lettura evangelica è stata proclamata la pagina delle Beatitudini (dal Vangelo di Matteo, capitolo 5 versetti 1-12) ed è a questo brano che Francesco si è agganciato nell’omelia.

«Se stai con Gesù – ha sottolineato il Papa –, se come i discepoli di allora ami ascoltare la sua parola, se cerchi di viverla ogni giorno, sei beato. Non sarai beato, ma sei beato: ecco la prima realtà della vita cristiana. Essa non si presenta come un elenco di prescrizioni esteriori da adempiere o come un complesso insieme di dottrine da conoscere. Anzitutto non è questo; è sapersi, in Gesù, figli amati del Padre».

Più oltre il Papa ha soggiunto: «Cari fratelli e sorelle, nella gioia di incontrarvi, questa è la parola che sono venuto a dirvi: beati! (…) Sono venuto anche a dirvi grazie per come vivete il Vangelo che abbiamo ascoltato. Si dice che tra il Vangelo scritto e quello vissuto ci sia la stessa differenza che esiste tra la musica scritta e quella suonata. Voi qui conoscete la melodia del Vangelo e vivete l’entusiasmo del suo ritmo. Siete un coro che comprende una varietà di nazioni, lingue e riti; una diversità che lo Spirito Santo ama e vuole sempre più armonizzare, per farne una sinfonia. Questa gioiosa polifonia della fede è una testimonianza che date a tutti e che edifica la Chiesa. Mi ha colpito quanto monsignor Hinder disse una volta e cioè che non solo egli si sente vostro pastore, ma che voi, con il vostro esempio, siete spesso pastori per lui. Grazie di questo!».

In un altro passaggio Francesco ha indicato una via alla portata di tutti i seguaci di Gesù, qualunque sia la loro condizione di vita: «Cari fratelli e sorelle, vorrei dirvi anche che vivere le Beatitudini non richiede gesti eclatanti. Guardiamo a Gesù: non ha lasciato nulla di scritto, non ha costruito nulla di imponente. E quando ci ha detto come vivere non ha chiesto di innalzare grandi opere o di segnalarci compiendo gesta straordinarie. Ci ha chiesto di realizzare una sola opera d’arte, possibile a tutti: quella della nostra vita. Le Beatitudini sono allora una mappa di vita: non domandano azioni sovraumane, ma di imitare Gesù nella vita di ogni giorno. Invitano a tenere pulito il cuore, a praticare la mitezza e la giustizia nonostante tutto, a essere misericordiosi con tutti, a vivere l’afflizione uniti a Dio. È la santità del vivere quotidiano, che non ha bisogno di miracoli e di segni straordinari. Le Beatitudini non sono per superuomini, ma per chi affronta le sfide e le prove di ogni giorno. Chi le vive secondo Gesù rende pulito il mondo. È come un albero che, anche in terra arida, ogni giorno assorbe aria inquinata e restituisce ossigeno. Vi auguro di essere così, ben radicati in Cristo, in Gesù e pronti a fare del bene a chiunque vi sta vicino. Le vostre comunità siano oasi di pace».

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