Attualità

In Egitto i copti ancora bersaglio dei terroristi


 Terrasanta.net |  5 novembre 2018

I funerali delle vittime si sono svolti il 3 novembre 2018 a Minya. (immagine VTS Coptic Channel)

Lo scorso 2 novembre una comitiva di fedeli copti è stata presa di mira dai terroristi dello Stato islamico nella provincia di Minya. Lacrime, collera e paura. Il cordoglio di papa Francesco.


(c.l./g.s.) - «Esprimo il mio dolore per l’attentato terroristico che due giorni fa ha colpito la Chiesa Copta-ortodossa in Egitto. Prego per le vittime, pellegrini uccisi per il solo fatto di essere cristiani, e chiedo a Maria Santissima di consolare le famiglie e l’intera comunità». Con queste parole – pronunciate dopo la preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro la scorsa domenica 4 novembre – papa Francesco ha dato voce al cordoglio per le vittime dell’attentato avvenuto due giorni prima in Egitto.

Era venerdì 2 novembre quando un gruppo di cristiani egiziani è caduto in un'imboscata su una strada del Medio Egitto. Nell’arco dell'ultimo anno, questo è l’attentato più grave ai danni della comunità copta. Colpi d’arma da fuoco hanno bersagliato due minibus sui quali viaggia una trentina di fedeli copti, ha riferito il Coptic Media Center. I funerali delle sette vittime (sei copti e un evangelico), compresi sei componenti di una stessa famiglia, si sono svolti sabato. Nell'attacco si conta anche una quindicina di feriti.

Tutti stavano facendo ritorno da una cerimonia di battesimo al monastero copto ortodosso di San Samuele il Confessore, nel cuore del deserto di Qalamun, nel governatorato di Minya, 200 chilometri a sud del Cairo. Se in Egitto i copti sono circa il 10 per cento della popolazione, più di un terzo degli abitanti del governatorato di Minya è costituito da copti. La circoscrizione è così quella con la percentuale di cristiani più alta di tutto il Paese. È anche in questa regione povera, dove i Fratelli Musulmani sono molto attivi, che si verifica la maggior parte delle violenze settarie: attacchi alle chiese, alle case e alle attività cristiane. 

Due mesi orsono, anche le case dei cristiani del villaggio di Demchaw Hashem, anch’esso nella provincia di Minya, furono state attaccate e saccheggiate da altri abitanti del villaggio che contestavano l'uso delle abitazioni come luoghi di culto. 

Un attacco simile a quello del 2 novembre si verificò nel maggio 2017 esattamente sulla stessa strada, quando tre pick-up aprirono il fuoco su un autobus di pellegrini copti diretto verso il monastero, uccidendo 29 persone, tra le quali molti bambini. L'attacco fu poi rivendicato dai terroristi del sedicente Stato islamico (Isis) proprio come quello di venerdì.

Nonostante lo stato di emergenza in vigore dall'aprile 2017 in Egitto, questa arteria stradale non è ancora sicura e continua a rappresentare una minaccia per l’incolumità dei copti – la più antica comunità cristiana del Medio Oriente – che hanno seppellito i loro morti in un clima di tristezza mista a rabbia. Al termine delle preghiere, il vescovo di Minya, anba Makarios, è stato lapidario: «Non dimenticheremo le promesse dei responsabili, compresi quelli del presidente della Repubblica, di punire i criminali», riferisce l’Agenzia France Presse. Il presidente Abdel-Fattah al-Sissi, ha fatto della sicurezza una delle sue massime priorità da quando è entrato in carica, quasi cinque anni fa con un colpo di Stato contro l'ex presidente Mohammed Morsi, esponente della Fratellanza Musulmana.

Il gruppo terrorista dello Stato Islamico prende di mira i cristiani, anche per il sostegno che danno al presidente al-Sisi. L’attacco ai copti punta anche a spaccare il popolo egiziano. Lo ha notato anche il patriarca Tawadros II in un messaggio di condoglianze alla comunità e alle famiglie in lutto. «Sappiamo – ha scritto il capo della Chiesa copta – che gli eventi che ci affliggono non riguardano solo noi cristiani, ma l'intera società egiziana. Siamo consapevoli che la cosa più preziosa che abbiamo è la nostra unità e la nostra coesione».

Il ministero dell'Interno egiziano ha annunciato domenica che 19 persone, considerate come jihadisti coinvolti nell'attacco del 2 novembre, sono state uccise in uno scontro a fuoco con la polizia.

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