Attualità

Un legame in più tra Gerusalemme e Roma


di Giuseppe Cionti |  1 agosto 2018

Uno scorcio della Casa Mater Misericordiae, sul versante orientale del Monte degli Ulivi. (le foto sono di F. Morlacchi)

Ecco il panorama di cui si gode dalla casa. All'orizzonte il Monte Sion con la basilica della Dormizione.

Lo sguardo va verso Betlemme. Sullo sfondo a destra si intravvede il cono tronco dell'Herodion.

La cappella principale della casa.

La sala riunioni.

Don Morlacchi con alcune consacrate della Casa Mater Misericordiae.

La Casa Mater Misericordiae, sulle pendici del Monte degli Ulivi, rinnova e potenzia il suo servizio. Sarà gestita insieme alla diocesi di Roma come centro di riflessione e ritiro per sacerdoti e seminaristi. Ci dice tutto don Filippo Morlacchi.


Roma e Gerusalemme saranno presto più vicine. Anche grazie all’iniziativa della diocesi del Papa che ha deciso, già dai prossimi mesi, l’apertura di una casa che diventerà un centro di fraternità e riflessione per seminaristi, sacerdoti e singoli fedeli. Un progetto affidato a don Filippo Morlacchi, fino ad oggi responsabile dell’ufficio diocesano per i docenti di religione. Terrasanta.net lo ha incontrato, a qualche settimana dalla partenza per Gerusalamme, per conoscere meglio questa nuova iniziativa.

«In realtà – spiega don Morlacchi – si tratta di un’idea maturata nel tempo, almeno dieci anni fa, con altri sacerdoti di Roma. Ci sembrava anomala la situazione per cui a Gerusalemme non esistesse una struttura della diocesi di Roma in quanto tale. Eppure, il legame tra la Chiesa madre di Gerusalemme e la Chiesa di Roma non è come gli altri, ma è strutturale. Direi, quasi viscerale».

Don Filippo, quale sarà la finalità ultima di questo luogo?
È certamente difficile dire quanti romani visitano ogni anno la Terra Santa, certamente migliaia di pellegrini, ma la nostra idea non è tanto quella di fornire ospitalità per il classico pellegrino, visto che questa funzione è già più che assicurata da tante strutture di ospitalità anche di tipo alberghiero, ma di creare un luogo fisso che possa servire per altri tipi di accoglienza.

Ci spieghi meglio.
La casa che ci ospiterà era stata fondata principalmente per accogliere i sacerdoti anziani del Patriarcato latino di Gerusalemme. Per diversi motivi questa funzione si è progressivamente ridotta e la struttura si è aperta all'accoglienza di sacerdoti, studenti e piccoli gruppi. Le quattro consacrate che la gestiscono si sono dimostrate molto interessate a ridare nuova linfa a questa casa e io vado, in una prima fase, come ospite di quella comunità, affiancando la loro presenza e il loro servizio. L’idea è di farla pian piano crescere, garantendo la presenza di ospiti e gruppi a ritmi sempre più sostenuti. Le finalità potrebbero essere molte: una prima idea è quella di far trascorrere qui un periodo di riflessione e di ritiro ai seminaristi prima della loro ordinazione sacerdotale. Grazie a un legame che svilupperemo con il seminario, tutti i futuri sacerdoti di Roma conosceranno Gerusalemme e i luoghi santi e sentiranno la Terra Santa non come una realtà lontana. Un’altra idea è di ospitare corsi per la formazione permanente del clero. Inoltre, si potrebbero organizzare attività per i diaconi permanenti e settimane di studio biblico-archeologico per i docenti di religione. Pensiamo poi a corsi di accompagnamento e discernimento vocazionale per i giovani e i gruppi parrocchiali. L’idea, insomma, sarebbe quella di evitare l’arrivo di gruppi standard di pellegrini, diciamo così casuali, che hanno già tante offerte e occasioni anche belle per la loro riflessione.

Vuole descriverci questa struttura? Dove si trova?
La casa non è grandissima, ma ha già circa una cinquantina di posti letto con una trentina di stanze. Si chiama Mater misericordiae, un appellativo molto aderente alla spiritualità di Papa Francesco. Attualmente è in possesso dei Silenziosi Operai della Croce, fondati, come il Centro Volontari della sofferenza, dal beato don Luigi Novarese (1914-1984), che continueranno a gestirla, svolgendo questo servizio soprattutto a favore della diocesi di Roma (e proprio per intensificare questo legame mi trasferisco a Gerusalemme). Si tratta di una struttura che si trova sul Monte degli Ulivi, tra Betfage e Betania, una quarantina di minuti a piedi dalla città vecchia o dieci minuti di bus dalla Porta di Damasco. Una casa già ristrutturata, con un ascensore e che non ha barriere architettoniche. Ha un soggiorno, camere a due letti per lo più con bagno, una cappellina, il refettorio e una biblioteca già abbastanza fornita, oltre a una sala riunioni e a un giardino che circonda l’edificio.

Che cosa unisce Roma a Gerusalemme oggi, in particolare sotto questo pontificato?
Roma è diventata da subito una sede apostolica fondamentale: Giacomo primo vescovo di Gerusalemme, Pietro primo vescovo di Roma. Questo ci dice che il rapporto tra le due Chiese è strettissimo da sempre e che, se pur la Chiesa latina di Roma ha posto una contrapposizione con il patriarcato d’Oriente, la Chiesa di Gerusalemme è restata Chiesa madre. Roma non può fare a meno di Gerusalemme in quanto essa è l’origine e la matrice della nostra fede. Il Vangelo parte da lì per diffondersi fino ai confini della terra. In realtà il primo a riallacciare in maniera decisiva i rapporti tra la Chiesa di Roma e quella di Gerusalemme fu papa Paolo VI (che sarà proclamato santo il prossimo 14 ottobre – ndr). La sua visita, nel 1964, ebbe una forza dirompente perché erano praticamente 1.700 anni che un pontefice romano non metteva più piede a Gerusalemme, tanto da sembrare qualcosa di inverosimile. Lui ci andò prima ancora della Dichiarazione Nostra aetate (1965), in pieno concilio Vaticano II, e giunse in una Gerusalemme vecchia ancora sotto sovranità giordana. Non possiamo poi dimenticare san Giovanni Paolo II, il Giubileo del 2000 e la sua richiesta di perdono; l’attenzione teologica di papa Benedetto e, infine, papa Francesco che con il suo carisma, l’attenzione e la cura per le periferie, per la pace e per gli ultimi ha voluto sempre dare spazio al dialogo, così importante in Medio Oriente. Questo ci dice che il dialogo e la conoscenza tra queste due Chiese ha fatto strada, soprattutto negli ultimi decenni, ma che deve essere ancora molto intensificato. Anche per questo vorrei restare in contatto continuo con Roma. Ho pensato, ad esempio, ad una newsletter periodica, per dare informazioni e far sì che i cristiani di Roma sentano le cose che accadono a Gerusalemme non come un’eco remota di ciò che accade in Medio Oriente, ma come una cosa che riguarda cristiani che sono loro fratelli in una sorta di gemellaggio spirituale.

 aggiornato alle 13.08 del 08.08.2018

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