Fra Matteo: «La Terra Santa? È viva. Non è un museo»


di Francesco Pistocchini |  maggio-giugno 2018

Fra Matteo Brena a Gerusalemme.

Con alcuni bimbi palestinesi.

È stato il più giovane Commissario di Terra Santa d’Europa: Matteo Brena in Toscana ha aperto i pellegrinaggi ai ragazzi e alle giovani coppie.


È già al suo quarto anno da Commissario di Terra Santa per la Toscana. Alla sua nomina, era il più giovane frate in Europa ad aver mai ricoperto questo incarico e la Terra Santa ha certamente segnato il suo percorso di fede, la sua esperienza di religioso. Il 3 gennaio 2017 a Betlemme mons. Pierbattista Pizzaballa lo ha ordinato diacono e il 15 luglio è diventato sacerdote nel santuario mariano di San Romano (Pisa), in quella Provincia toscana dei frati minori che lo ha accolto, giovane brianzolo di Lesmo affascinato per la prima volta alla Verna dal messaggio di san Francesco.

«Prendermi cura della Terra Santa, delle comunità cristiane che la abitano mi ha aiutato a maturare il ministero del servizio – osserva fra Matteo –. Agli inizi non avrei mai pensato di fare qualcosa al di là del Mediterraneo, in Medio Oriente. Non mi interessava nemmeno». Ma poi...

L’allora Custode Pizzaballa gli indicò la via da seguire, essere «ponte» tra le comunità locali in Italia e i luoghi della vita di Gesù, organizzare pellegrinaggi, sostenere le opere della Custodia. Sottolineò come fosse un’esperienza di pura evangelizzazione E fra Matteo in questi anni ne ha avuto piena conferma: «Diventa una missione che ti porta a contatto con quelli che credono – osserva –, ma anche con persone che non credono, però si sentono interpellate dal messaggio universale della Terra Santa, fatto di pace e insieme di ferite che chiedono di essere sanate».

Toccando con mano i bisogni dei cristiani del Medio Oriente, il Commissariato si è attivato in favore degli allievi della Terra Sancta School di Betlemme, dove sostiene 45 bambini con altrettante borse di studio e per gli anziani abbandonati che sono ospiti della casa Società Antoniana, una realtà tra le più bisognose della città palestinese.

Per i più vulnerabili è stato lanciato il progetto Radici di Betlemme (radicidibetlemme.ofmtoscana.org) e fra Matteo ha avuto l’idea di coinvolgere anche Giovanni Caccamo, cantautore siciliano, vincitore nel 2015 tra le nuove proposte di Sanremo.

«Giovanni è stato con noi a Gerusalemme e a Betlemme – racconta fra Matteo –. Ha tenuto un concerto nel cortile del monastero di San Salvatore e poi un live a Betlemme e continua a collaborare ai nostri progetti. La canzone Non siamo soli che ha scritto dopo l’esperienza in Terra Santa ha dato il titolo al suo secondo album. È un artista che sente forte il contrasto tra la pace e le ferite di quei luoghi».

Non è un caso se fra Matteo ha invitato un artista importante a conoscere le attività dei francescani. In questi anni ha avviato speciali formule di pellegrinaggio aperte ai giovani e alle giovani coppie. Si tratta di pellegrinaggi ad hoc, pensati come itinerari spirituali, con momenti di catechesi, sollecitazioni per le scelte esistenziali di vita, temi rivolti alle coppie (la fertilità, il perdono, il costruire insieme). Queste formule di viaggio low cost, che usano strutture di accoglienza povera, permettono a tutti di partecipare. «In questi anni i progetti sono cresciuti. Un pellegrinaggio rivolto ai giovani richiede più fatica nell’organizzazione, non te lo fa l’agenzia, devi un po’ creare tutto da solo. Tuttavia è molto bello il fatto che questi viaggi tematici siano realizzati in collaborazione con i frati che si occupano delle particolari forme di annuncio, pastorale familiare, giovanile, ecc.».

Fra Matteo sottolinea il valore del contatto con le comunità cristiane mediorientali, vivere l’esperienza francescana di stare in mezzo alla gente, e per questo propone, in particolare ai giovani coinvolti, di trascorrere una notte nelle famiglie che accolgono, per non vivere la Terra Santa come un museo. «Quando possiamo incontriamo anche musulmani ed ebrei – spiega – che ci raccontano il loro vivere in quella terra. Per evitare facili giudizi che non ci spettano...».

Ma che cosa significa il pellegrinaggio per fra Matteo? «Tra pochi giorni farò gli esercizi spirituali in Terra Santa, andando da Nazaret a Cafarnao a piedi – racconta –. Per me significa entrare in una grande Storia, con il vangelo alla mano ripercorrere la storia della salvezza. Man mano che prosegui nell’itinerario scopri che questa Storia della salvezza è la tua storia, in quei luoghi in quei personaggi che incontri ci sono le tue domande spirituali che hanno bisogno di risposta».

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