Nella vita reale in compagnia del Risorto


di fra Francesco Ielpo ofm (*) |  maggio-giugno 2018

Pieter Paul Rubens, Risurrezione di Cristo, (dettaglio), Palazzo Pitti, Firenze

Non c’è un fossato tra fede e vita d'ogni giorno, come spesso siamo portati a credere. La Risurrezione non ci parla solo di un fatto storico, ma di una presenza che si intreccia al nostro quotidiano.


Durante un recente pellegrinaggio, mentre riprendevamo il bus dopo la piccola navigazione sul lago di Tiberiade, due pellegrini discutevano di tutto quello che avevano visto e sentito nei santuari precedenti. Ogni sosta lungo le rive del lago diventava lo scenario della quotidianità trascorsa dai discepoli in compagnia del loro maestro. Mentre discorrevano e riflettevano su diversi episodi evangelici, uno dei due pellegrini, con tono deciso afferma: «Sì, bello, ma nella vita reale non è così!».

Un pensiero comune: una cosa è la fede, altro è la vita reale. Un conto è il Vangelo, altro è la vita di tutti i giorni. Già il beato Paolo VI aveva messo in guardia da questa vera e propria epidemia contemporanea della frattura fra la fede e la vita. Una cosa è l’appartenenza alla Chiesa, altro sono la famiglia, gli affetti, il lavoro, il tempo libero. In questa frattura (qualcuno parla addirittura di un fossato) la fede riguarda la sacristia, la preghiera e qualche pia pratica religiosa, mentre la vita (quella reale) fatta di quotidianità, rapporti familiari, lavoro, svago e tempo libero, segue altri criteri, obbedisce ad altre logiche, si misura su piani mondani e del sentire comune.

Benedetto XVI nella sua prima catechesi del mercoledì, nell’inaugurare l’Anno della fede osservava come «la fede cristiana, operosa nella carità e forte nella speranza, non limita, ma umanizza la vita, anzi la rende pienamente umana […] Con la fede cambia veramente tutto per noi», perché la fede «non è qualcosa di estraneo, di staccato dalla vita concreta, ma ne è l’anima». E papa Francesco, nell’Angelus del 28 giugno 2015, ricordava che «chiunque è disperato e stanco fino alla morte, se si affida a Gesù e al suo amore può ricominciare a vivere. La fede è una forza di vita, dà pienezza alla nostra umanità».

Dunque la fede non è qualcosa di separato ma l’anima della vita, la forza della vita che dà pienezza alla nostra umanità.

Così è accaduto ai primi discepoli proprio sulle rive di quel lago: l’incontro con Gesù e il permanere in sua compagnia ha cambiato e umanizzato la loro vita a tal punto che tutto quello che vivevano, facevano o progettavano aveva a che fare con quella presenza «divina» che condivideva tutto con loro: dalla colazione alla pesca, dal riposo al tempo libero, dalle feste alle sofferenze della vita. Perché la fede è riconoscere questa Presenza, di Gesù vivo e risorto, nella propria vita, è poter stare con Lui in ogni situazione.

La questione centrale della lontananza tra la fede e la vita poggia proprio su questo punto: Gesù è un fatto presente o qualcosa accaduto nel passato e non più sperimentabile?

«Se Gesù sia soltanto esistito nel passato o invece esista anche nel presente – ciò dipende dalla risurrezione» (J. Ratzinger, Gesù di Nazaret, p. 270).

Con l’annuncio pasquale nulla è più come prima: Gesù è vivo e continua a esistere nel presente di ogni uomo e donna di ogni tempo.

Per Francesco d’Assisi Gesù ogni giorno è sperimentabile, ogni giorno si rende visibile, ogni giorno è incontrabile. Nessuno scarto, nessuna differenza, tra l’esperienza degli apostoli e la nostra: «Ecco, ogni giorno egli si umilia (Fil 2,8), come quando dalle sedi regali (Sap 18,15) scese nel grembo della Vergine; ogni giorno viene a noi in umili apparenze; ogni giorno discende dal seno del Padre (Gv 1,18; 6,38) sull’altare nelle mani del sacerdote. E, come ai santi apostoli apparve in vera carne, così ora a noi si mostra nel pane sacro. E come essi, con i loro occhi corporei, vedevano soltanto la sua carne, ma lo credevano Dio, poiché lo contemplavano con gli occhi dello spirito, così pure noi, vedendo con gli occhi del corpo il pane e il vino, dobbiamo vedere e credere fermamente che sono il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero. In tal modo il Signore è sempre con i suoi fedeli, così come egli dice: «Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo» (Mt 28, 20)» (Ammonizione prima, FF 144).

Cristo è risorto! Veramente risorto ed è sempre con i suoi fedeli! Questo è il lieto annunzio che rende possibile una vita reale e umana. Quando al mattino ti alzi Lui è con te; mentre prepari la colazione ai tuoi bimbi Lui è con te; al lavoro, a scuola, sul tram Lui è con te; in vacanza, nelle feste e nei momenti lieti della vita Lui è con te; nel dolore, nella sofferenza e nella morte Lui è con te. Nulla può separarci dal Suo amore e tutto della nostra vita, senza censurare nulla, è possibilità reale di rapporto con Lui. Non separiamo la nostra vita reale dalla Sua.

(* Commisssario di Terra Santa per il Nord Italia)

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