Attualità

A Gerusalemme convegno sull'enciclica Laudato Si'


di Beatrice Guarrera |  14 marzo 2018

Il pubblico al Centro Notre Dame ascolta l'intervento del card. Peter Turkson. (galleria fotografica di Nadim Asfour/Cts)

Il cardinale Turkson parla delle sfide che ostacolano la prospettiva di un'ecologia integrale.

Il relatore musulmano Mohammed S. Dajani Daoudi.

Il rabbino David Rosen. A sinistra fra Francesco Patton, a destra fra Giorgio Vigna.

Prende la parola l'economista Stefano Zamagni.

Ecclesiastici e studenti tra il pubblico presente in sala.

Sulla questione ecologica il 12 marzo si sono confrontati relatori delle tre religioni monoteiste. Un'iniziativa della Custodia di Terra Santa sull'onda dell'enciclica di papa Francesco.


«Di fronte al deterioramento globale dell’ambiente, voglio rivolgermi a ogni persona che abita questo pianeta», scriveva nel 2013 papa Francesco nell'enciclica Laudato Si'. A distanza di tempo, il testo del Santo Padre continua a rimanere un riferimento per cristiani e non cristiani. Da questo spunto sono partite le riflessioni della conferenza Laudato Si' - L'«ecologia integrale» di Papa Francesco per la salvaguardia della «casa comune», tenutasi a Gerusalemme il 12 marzo al Centro Notre Dame. Tra i relatori membri delle tre religioni monoteiste, che hanno fornito il loro punto di vista sul tema dell'ecologia. A dare il benvenuto il custode di Terra Santa, fra Francesco Patton e fra Giorgio Vigna, responsabile, in seno alla Custodia, della Commissione Giustizia, Pace e Integrità del creato.

Dal Vaticano è giunto il cardinal Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che ha parlato delle sfide legate a un'ecologia integrale: «Si tratta di esclusione, indifferenza, “inequità”, mancanza di solidarietà e poi dei conflitti che affliggono molti paesi e popolazioni». Sulla scia di quanto affermato da papa Francesco nella Laudato Si', Turkson ha sottolineato che bisogna lavorare per una «conversione ecologica», che coinvolga non solo i singoli, ma la comunità nel suo insieme. Il cardinale è poi entrato in dialogo con il variegato pubblico e diverse sono state le domande poste da membri della comunità ebraica.

Nel pomeriggio la discussione si è estesa a comprendere anche le visioni delle altre due religioni abramitiche.

Nel suo intervento, il professor Mohammed S. Dajani Daoudi, direttore e fondatore del Wasatia Academic Graduate Institute, ha osservato: «Il Sacro Corano afferma che Dio creò l'uomo di terra e che la terra stessa è creazione di Dio conferita dalla grazia del suo creatore all'umanità perché la possa apprezzare. Il diritto e la responsabilità di utilizzare e sfruttare la natura che Dio ci ha elargito implica l’obbligo di proteggerla e conservarla».

Il rabbino David Rosen, direttore internazionale degli Affari interreligiosi in seno all’American Jewish Committee, ha spiegato che «il compito ecologico assegnato all’umanità è espresso nel midrash al libro dell’Ecclesiaste (Kohelet Rabbah 7 Sezione 28)». Da quel midrash possono ricavarsi tre lezioni fondamentali: la creazione appartiene a Dio che l'ha creata, l’umanità è in realtà partner di Dio nella Creazione, l'uomo ha la responsabilità di custodire la creazione. Per questo, per ripristinare il rapporto con il divino e l'ambiente, gli ebrei osservano i precetti del riposo del sabato e il rispetto dell'anno sabbatico, lasciando ciclicamente la terra incolta per un arco di tempo.

Per la costruzione di un’ecologia integrale, il professor Stefano Zamagni, docente di economia all'Università di Bologna e membro della Pontificia accademia delle Scienze sociali, si è soffermato poi sulla missione propria della misericordia in ambito economico. «Il compito della misericordia è di dare “forma” al mercato, umanizzandolo - ha affermato il professore -. Una società non può progredire sulla via dello sviluppo umano integrale tenendo tra loro disgiunti il codice dell’efficienza e il codice della fraternità».

Le conclusioni sono state affidate al cardinale Turkson che è tornato a parlare della Laudato Si', spiegandola con sette parole chiave (le sette C): continuità, collegialità, confronto, cura, conversione, cittadinanza, contemplazione. L'enciclica, infatti, è in continuità con il precedente magistero della Chiesa; collegiale perché in essa sono citate alcune conferenze episcopali; è un confronto nel senso che vuole spingere al dialogo sul tema della cura del creato, per arrivare a una «conversione ecologica» che porti a una «cittadinanza ecologica» e a una contemplazione delle meraviglie del creato.

Il modello da seguire in questo processo rimane san Francesco d’Assisi, che vivendo «in semplicità e in meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con sé stesso» (Ls, 10), divenne un «campione di ecologia integrale», ha rimarcato Turkson. Come ha affermato il Papa nella Laudato Si', san Francesco ci ha mostrato «quanto sia inseparabile il legame tra preoccupazione per la natura, giustizia per i poveri, impegno per la società e pace interiore» (Ls, 10).

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