Ma Gesù Bambino giocava?


di fra Francesco Ielpo ofm |  gennaio-febbraio 2018

Bartolomé Esteban Murillo, Sacra famiglia con lʼuccellino e il cagnolino, (c. 1650), Museo del Prado, Madrid

La domanda coglie, con la semplicità dei bambini, il cuore del Mistero dell'Incarnazione: Dio che annulla la distanza con lìuomo e si pone accanto a ciascuno di noi.


Di ritorno da un recente pellegrinaggio in Terra Santa una mamma, giunta a casa, ha regalato ai suoi bimbi una mappa – in rilievo – della regione e dopo cena, insieme al papà, ha iniziato a raccontare di tutti i luoghi visti durante il pellegrinaggio: qui a Nazaret Maria è stata visitata dall’angelo Gabriele; qui a Betlemme Gesù è nato; qui a Cafarnao abitava Pietro e qui Gesù ha chiamato a sé i suoi primi amici; qui a Gerico Gesù ha incontrato Zaccheo e si è fermato a casa sua. Poi siamo andati a Gerusalemme – prosegue la mamma – e qui Gesù nell’ultima cena ha lavato i piedi ai suoi discepoli. Ogni luogo che veniva indicato dalla mamma sulla cartina ricordava qualche episodio legato alla vita di Gesù, qualche parola detta, qualche miracolo compiuto, qualche gesto che aveva suscitato stupore. Insomma tutto parlava dell’umanità di Gesù. I bambini erano vistosamente incuriositi da tutti questi racconti e ad un certo punto Giacomo, il più grande che frequenta la prima elementare, domanda: «Ma Gesù bambino giocava?».

Abbiamo appena terminato le celebrazioni natalizie dove abbiamo contemplato il Dio che si fa bambino, che assume la nostra condizione umana (eccetto nel peccato) e viene a farci compagnia. «È nato per noi lungo la via», ci ricorda san Francesco, non in una casa ma pellegrino, appunto lungo la via, dove più facilmente è possibile incontrarlo e camminare insieme. Si è fatto nostro fratello per condividere tutto della nostra umanità. E Giacomo, ascoltando il racconto dei genitori, ha ben colto, come sanno fare nella loro semplicità e purezza i bimbi, l’umanità di Gesù, bambino come lui, che desidera quello che desidera ogni bambino: giocare. Alla risposta affermativa della mamma la meraviglia e la gioia si sono impressi sul volto di Giacomo.

Se Gesù bambino giocava, davvero Lui è come me, condivide tutto di me e possiamo realmente diventare amici. Non solo: tutte le volte che gioco faccio quello che faceva Gesù e posso, in qualche modo, imitarlo. Con quella semplice, ma non banale, domanda Giacomo ha svelato la profondità del mistero del Natale: Dio ha annullato la distanza tra noi e Lui. Nulla più ci separa da Lui. Con l’Incarnazione Dio è uscito dall’astrazione per farsi come noi e quindi rendere noi come Lui.

Il giorno dell’Epifania ci è stato fatto un annuncio: «Fratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno. Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza».

«Nei ritmi e nelle vicende» di questo nuovo anno liturgico tutto diventerà occasione per imitare Cristo e per sentirlo vicino alla nostra concreta realtà umana. Tutto diventerà occasione per seguirlo nel cammino dell’esistenza. Così è stato nella vita e nell’esperienza di Francesco; colpito dall’espressione petrina «seguire le orme di Cristo» (1 Pt 2,21) per ben cinque volte, nei suoi scritti, riprenderà lo stesso testo senza contare le volte che ritornerà sul tema della sequela, del «seguire». Soprattutto nella seconda Lettera ai Fedeli Francesco presenta una sintesi del Mistero di Cristo in tre quadri: l’Incarnazione e la fragilità della condizione umana; la vita nella povertà; infine, e soprattutto, il mistero pasquale di passione, morte e risurrezione. Al termine di questa grandiosa e sintetica presentazione del Cristo, lo stesso Francesco ricorda il motivo dell’esperienza umana di Gesù: «Lasciando a noi l’esempio perché ne seguiamo le orme».

Tutto il Mistero di Cristo, il «suo esempio», che ci verrà ripresentato domenica dopo domenica, in tutti i tempi liturgici che vivremo, sarà un’occasione perché ciascuno possa seguirne le orme, per mettere in pratica il comandamento: «Come ho fatto io così fate anche voi». Quando pregherai potrai seguire le orme di Gesù che si ritirava in luoghi deserti e pregava il Padre suo. Quando ti chinerai sulle sofferenze e le infermità dei fratelli potrai seguire le orme di Gesù che passava sanando e beneficando molti. Quando vivrai l’abbandono e il tradimento degli amici potrai seguire le orme di Gesù che fu tradito dall’amico Giuda e abbandonato dai suoi nel Getsemani. E quando ti faranno del male e subirai ingiustizie per «causa sua» potrai chiedere la grazia di perdonare e così seguire le orme di Gesù che sulla croce ha pregato per i suoi crocifissori.

Se lo seguiremo tutti i giorni della nostra vita, con Lui anche regneremo, non solo nell’aldilà, ma già su questa terra.

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