Attualità

Naufragi libici


di Alessandra Bajec |  15 giugno 2017

Fayez al Sarraj con il generale Khalifa Haftar. La stretta di mano non regge.

Continua in Libia il dramma dei migranti diretti verso l’Italia. Intanto il Paese nordafricano resta diviso tra fazioni incapaci di giungere a un vero accordo di unità nazionale.


Quello di sabato 10 giugno – con almeno 8 morti e circa 52 dispersi - è stato solo l’ennesimo naufragio di un gommone affondato al largo delle coste libiche mentre trasportava presumibilmente 130 migranti partiti per l’Italia secondo quanto riferito ai media dai superstiti. Sul luogo del naufragio è intervenuta una nave che è riuscita a prendere a bordo 78 persone. Ed è stata solo una delle dodici operazioni di soccorso, realizzate con il coordinamento della Guardia costiera italiana, che hanno tratto in salvo più di 1.650 persone nella stessa giornata nel Mediterraneo centrale.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur/Unhcr) ha fatto sapere che oltre 61 mila migranti hanno raggiunto le coste italiane dall’inizio dell’anno, con quasi 1.800 morti o dispersi.

Mentre ondate di rifugiati e migranti continuano ad imbarcarsi dalla Libia arrischiando le loro vite nel Mediterraneo, tanto il governo italiano quanto l’Unione Europea puntano a un’esternalizzazione delle frontiere a discapito del rispetto dei diritti.

Per Tarek Megerisi, ricercatore e analista politico specializzato in questioni libiche, le recenti iniziative in materia di immigrazione clandestina non offrono soluzioni ‘’umane’’ né ‘’costruttive’’. L’esperto cita il memorandum d'intesa firmato a Roma lo scorso 2 febbraio dal presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, e dal premier del governo di accordo nazionale libico, Fayez al Sarraj, per delegare al Paese nordafricano il blocco delle partenze di migranti.

In base all’accordo, Roma e Tripoli puntano ad arginare l’immigrazione clandestine chiudendo il confine a sud, riportando in Libia i migranti illegali alla volta dell’Italia, e sostenendo i centri di accoglienza in Libia che sono dei veri e propri luoghi di detenzione.

Il memorandum è stato sospeso, giustamente secondo il ricercatore, dalla Corte d’Appello di Tripoli. L’Ue continua a voler frenare l'afflusso di migranti sul suolo europeo a partire dalla Libia. A favorire il traffico illegale di uomini e donne dal Paese nordafricano è il caos in cui è precitpitato dopo la cacciata del colonnello Muammar Gheddafi nel 2011.

Non è servito neanche il faccia a faccia del 2 maggio tra il generale Khalifa Haftar e il premier di unità nazionale Fayez Al Sarraj, che la stampa araba si è affrettata a chiamare ‘’intesa’’. Stando ai colloqui svoltisi ad Abu Dhabi, verrebbe creato un unico esercito sotto il comando di un nuovo consiglio di presidenza dello Stato (composto dal presidente del parlamento di Tobruk, Aghila Saleh, dal comandante dell’esercito, Haftar, e dal premier del governo di unitànazionale, Sarraj). In aggiunta, si arrivebbe a nuove elezioni entro il 2018 e allo scioglimento delle milizie armate irregolari.

A detta di Megerisi, il maggiore ostacolo nella conclusione di un accordo lo porrebbe Haftar che pretende il pieno controllo militare. I precedenti accordi sono saltati perché non accettava il controllo dei civili sulle forze armate.

Molte sono in Libia le fazioni ostili ad Haftar, a partire dalle milizie di Misurata e da quelle, perlopiù islamiste, che controllano i quartieri di Tripoli e la regione circostante. Tali fazioni si rifuterebbero di passare sotto il suo comando.

«Sebbene il generale pensi di poter conquistare il paese con la forza, è sempre più improbabile che ci riesca», osserva l’esperto libico, «finché il dilemma Haftar non verrà risolto, non potrà esserci un vero accordo di unità». Né una roadmap per l’unificazione della Libia né un chiara via alla stabilizzazione del paese, a suo avviso.

D’altra parte, argomenta Megerisi, l’esecutivo di unità nazionale viene visto in Libia come un governo debole e inefficace. «Sarraj non è stato in grado di affermare alcuna autorità politica o militare, e resta alla mercé delle milizie attive attorno alla capitale», commenta l’analista convinto che il popolo libico voglia un leader che rimedi ai problemi del paese, cosa che il capo dell’esecutivo ha dimostrato di non saper fare.

Megerisi si dice incerto su eventuali preparativi di elezioni presidenziali e parlamentari entro marzo 2018. In assenza di uno stato che detenga il controllo su vaste aree del paese, e considerando la guerra civile in corso, spiega, sarebbe impossibile effettuare elezioni inclusive. D’altronde, è impensabile di poter arrivare ad elezioni credibili senza un accordo politico largamente condiviso. Ed è altrettanto difficile pensare che un’intesa possa non includere le forze politiche presenti sulla scena libica, oltre a Sarraj and Hafar.

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