Terrasanta.net

Siria, un futuro all'insegna dell'odio?

di Carlo Giorgi | September 16, 2011

Lo sceicco Adnan al Aroor.

(Milano) - Che peso hanno, nella rivolta siriana, i predicatori di odio? Alcuni video, giunti alla redazione di Terrasanta e poco noti tra i media occidentali, gettano ombre funeste sul futuro di Damasco.

Va detto che la protesta siriana, in parte, è autenticamente giovane, istruita e spontanea; e utilizza per organizzarsi, come è avvenuto in Tunisia ed Egitto, i moderni social network: la pagina Facebook dal titolo Syrian Revolution conta oltre 280 mila «amici» e invita ogni venerdì dopo la preghiera, a partecipare alle manifestazioni; anche il cosiddetto «Coordinamento dei comitati locali», gruppi spontanei di manifestanti sparsi in tutto il Paese, ha una sua pagina Facebook che conta oltre 11 mila accessi e consente un confronto e uno scambio di informazioni quotidiani da parte dei manifestanti. C’è anche una pagina Twitter dal titolo SyRevoSlogans, che suggerisce gli slogan da urlare durante le manifestazioni. Esiste, insomma, un’anima laica e moderna della protesta che rivendica maggiore democrazia e lotta per questo.

Il problema, però, è che c’è anche un’altra anima della protesta, che in piazza si esprime con parole tutt’altro che tolleranti e ispira azioni di una violenza preoccupante. La redazione di Terrasanta.net ha avuto modo di visionare alcuni filmati di manifestazioni contrarie al regime in cui si inneggia alla morte del presidente Bashar al-Assad, degli alawiti (corrente minoritaria dell’islam a cui aderiscono il presidente e il suo clan) e degli altri sostenitori del governo; filmati amatoriali con immagini di soldati e poliziotti assassinati e impiccati dagli oppositori.

I cristiani siriani sono sempre stati considerati dei «protetti» dei presidenti siriani. Il regime, pur essendo totalitario, garantisce loro libertà di culto e condizioni di vita paritaria rispetto agli altri cittadini, in cambio di lealtà. Oggi molti cristiani sono terrorizzati dall’idea che Assad possa cadere e che il potere possa passare nelle mani di un regime sunnita, nemico degli alawiti e dei loro alleati.

In un simile contesto, sarebbero ancora garantite ai cristiani le libertà di vita e di culto fino ad oggi godute? Come «protetti» dell’attuale regime, quale sarebbe la loro sorte? Ci giunge notizia che oggi, in città siriane come Homs, dove la protesta è più aspra, i cristiani temono ad uscire di casa.

Al Arabiya ha recentemente pubblicato sul suo sito il profilo dello sceicco Adnan al Aroor, indicandolo come uno degli ispiratori della rivoluzione siriana: lo sceicco, che Al Arabya classifica come un «sunnita moderato», è siriano di nascita ma, essendo stato espulso dal Paese per la sua opposizione ad Assad, vive da anni in Arabia Saudita da dove trasmette dibattiti religiosi e discorsi attraverso il canale satellitare di ispirazione islamica al Safa, tivù molto popolare in Siria. Al Aroor sarebbe diventato negli ultimi mesi una figura simbolica per gli oppositori di Bashar. I suoi inviti all’insurrezione, secondo Al Arabiya sono sempre pacifici e non violenti.

Tuttavia, in un video giunto in redazione, dalla chiarezza disarmante, Al Aroor spiega che i siriani si possono suddividere in tre gruppi: il primo, composto da persone favorevoli alla rivoluzione e contrarie ad Assad, quando cadrà il presidente sarà visto con favore dai vincitori; il secondo gruppo, composto da coloro che non sono stati né favorevoli né contrari alla rivoluzione, non dovrà avere alcun privilegio dal cambio di regime. Infine ci sono coloro che si sono opposti alla rivoluzione e hanno sostenuto Assad. La carne di queste persone – dice Al Aroor – tagliata a pezzi, sarà tritata e data in pasto ai cani. Ogni venerdì le piazze si riempiono di una folla richiamata dal tamburo pacifico dei social network ma anche, e questa è la cosa preoccupante, dalla tromba di predicatori privi di scrupoli. Ad affrontare un governo incapace di dare prova di riforme significative. Il futuro della Siria, chiunque vinca, rimane denso di nubi.