«Quando Benedetto XVI ha visitato il campo palestinese di Aida, un anno fa, ricordo che le suore francescane si sono letteralmente buttate in mezzo alla strada per fermare la Papa-mobile - racconta don Peppino -: avevano con loro il progetto dell'asilo e volevano chiedere al Papa di dare la sua benedizione. È anche per questo che abbiamo ricevuto tante grazie».
Don Peppino Barbesta, sacerdote lodigiano responsabile dell'associazione dei Lavoratori credenti, è appena tornato da un pellegrinaggio molto speciale in Terra Santa, con una trentina di volontari. Infatti, a un anno dalla visita del pontefice, nel campo di Aida è stato finalmente inaugurato un asilo per bambini dai 3 ai 6 anni. Un centro affidato alla cura delle suore Francescane missionarie del Cuore Immacolato di Maria che, a pieno regime, potrà ospitare fino a 150 piccoli ospiti. Un centro importante, di cui il Campo profughi di Aida, con i suoi 5 mila abitanti, la povertà diffusa e la cronica carenza di strutture educative, ha assoluto bisogno. «Prima dell’estate l’asilo potrà contare su sette aule attrezzate - racconta don Peppino -. Qui c’è una grande richiesta di aiuto: in soli otto giorni abbiamo ricevuto almeno cinquanta domande di iscrizione, soprattutto di bambini di famiglie musulmane del campo, ma anche di residenti nelle zone periferiche di Beit Sahur e Beit Jalla». Ogni mattina i bambini verranno presi da un pullmino e portati all’asilo, che sorge in un edificio completamente nuovo; per poi essere riportati a casa nel pomeriggio. Gli insegnanti saranno tutti cristiani locali, per garantire l’indirizzo dell’iniziativa. «L’inaugurazione si è svolta nel modo più semplice e spontaneo - racconta don Peppino -: l’eucarestia nel salone dell’asilo trasformato in cappella con la partecipazione dei francescani di Betlemme, poi il taglio del nastro e un rinfresco: l’asilo è un posto che comunica accoglienza e freschezza; mobili e pareti hanno colori vivaci. Il contrasto con il muro di divisione israeliano, che sorge a soli venti metri, è molto forte e ci convince che come Lavoratori credenti abbiamo fatto la scelta giusta: investire sull’educazione di giovani generazioni che scelgano domani di non costruire più muri».
I Lavoratori credenti hanno contribuito in modo concreto al finanziamento dell’opera: «Grazie alla Provvidenza siamo riusciti a tessere una rete di donatori - spiega don Peppino - per cui abbiamo già raccolto e consegnato oltre la metà dei fondi necessari per la costruzione dell’asilo e speriamo di saldare il conto entro i primi del 2011». Poi il progetto dell’associazione è di trovare i finanziamenti per un’altra opera importante, quella della casa per minori disabili che dovrebbe sorgere a cinquanta metri dalla Basilica della Natività, a Betlemme; struttura di accoglienza affidata alla congregazione del Verbo Incarnato. «Quando partiamo per un pellegrinaggio in Terra Santa quello che vorremmo fare, innanzitutto, è di cercare il Santo - spiega don Peppino, raccontando lo stile dei Lavoratori credenti. Cerchiamo la presenza di Gesù in ogni luogo che lo ha visto passare. Ma quello che ci preme è di andare a visitare coloro che sono oggi l’immagine vivente del Cristo. Per questo, con i nostri volontari, abbiamo sempre in programma una visita al Caritas Baby Hospital di Betlemme, così come alla Crèche di suor Sophie e, da oggi, all’asilo del campo di Aida».