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La porta di Jaffa - di Giorgio Bernardelli
Voci nascoste dai giornali di Israele e del Medio Oriente
Perché La porta di Jaffa
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Milano, March 1, 2007
La Porta di Jaffa, a Gerusalemme.
Questo spazio prende il nome da una delle più celebri porte della città vecchia di Gerusalemme. Ogni porta che si rispetti è anche luogo di incontro. Il senso di questo crocevia virtuale è di provare a far passare attraverso questa porta alcune voci e opinioni che in Medio Oriente esistono ma non sentiamo mai perché, soprattutto in Italia, siamo vittima di un'informazione stereotipata.
Cura questa sezione il giornalista Giorgio Bernardelli.
Qui sono immediatamente disponibili per la lettura gli ultimi quindici contributi in ordine cronologico. Ai precedenti si accede, per temi, tramite la funzione Ricerca.
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Le voci raccolte
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In cattive acque
di Giorgio Bernardelli - Milano, March 25, 2010
Benjamin Netanyahu aveva voluto l'incontro dei giorni scorsi con il presidente Usa Barack Obama per mettere la parola fine all'incidente diplomatico scoppiato durante la visita in Israele del vicepresidente americano Joe Biden. Netanyahu contava di uscire dalla Casa Bianca con in mano uno dei consueti comunicati in cui si ricordano i legami tra Stati Uniti e Israele e si invitano tutte le parti a riprendere il negoziato, senza dimenticare un riferimento alla minaccia nucleare iraniana. Non è successo nulla di tutto questo. E Netanyahu ora è davvero in una situazione difficile.
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Intifada alle porte?
di Giorgio Bernardelli - Milano, March 17, 2010
Manifestanti palestinesi nelle strade di Gerusalemme Est e Cisgiordania aderendo all'appello di<i> Hamas</i>.
Per chi legge questa rubrica le violenze di ieri a Gerusalemme non sono state affatto una sorpresa. Tutti si chiedono se sia cominciata una nuova intifada. Per capire, però, che cosa stia succedendo davvero è sbagliato concentrare lo sguardo solo su Benjamin Netanyahu e Barack Obama. Bisogna fare molta attenzione anche alle notizie che arrivano dal mondo palestinese.
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Inquieto Ajami
di Giorgio Bernardelli - Milano, March 10, 2010
Per il terzo anno consecutivo il cinema israeliano ha piazzato una sua pellicola nella cinquina tra cui è stato scelto l'Oscar per il miglior film straniero. Alla fine non ha vinto (la statuetta è andata al film argentino El secreto de sus ojos), ma Ajami - firmato insieme dall'ebreo Yaron Shari e dall'arabo Skandar Copti - ha comunque fatto molto discutere in Israele. Ajami è un racconto molto crudo della vita nell'omonimo quartiere di Jaffa. In questo film si parla di criminalità, di violenza, di droga, di rapporti tra clan, di poliziotti corrotti, ma il tema di fondo è quello della componente araba della società israeliana.
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L'attivismo di Fayyad
di Giorgio Bernardelli - Milano, March 2, 2010
Il primo ministro dell'Autorità Nazionale Palestinese Salam Fayyad.
È in piena ebollizione la pentola del Medio Oriente. La decisione del governo Netanyahu di inserire la Tomba dei Patriarchi a Hebron e la Tomba di Rachele a Betlemme tra i siti ebraici da tutelare e restaurare è il classico fiammifero acceso che potrebbe innescare un incendio molto grave. In questa situazione, però, è molto interessante analizzare anche il nuovo protagonismo del premier palestinese Salam Fayyad. Che sta cavalcando la situazione per presentarsi come un'alternativa sia ad Hamas sia ad Abu Mazen.
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Un Mossad da reality
di Giorgio Bernardelli - Milano, February 22, 2010
Anche in Israele, ormai, sono ben pochi a dubitare che fossero uomini del Mossad (il servizio di intelligence israeliano) quelli che il 20 gennaio scorso, in un albergo di Dubai, hanno ucciso Mahmoud al-Mabhouh, uno dei capi militari di Hamas. Un'operazione dalle modalità particolarmente spregiudicate, dal momento che gli uomini del commando hanno utilizzato passaporti falsi intestati a ignari cittadini britannici, francesi, tedeschi e irlandesi transitati dall'aeroporto di Tel Aviv. Non sorprende - dunque - che anche sui quotidiani di Gerusalemme se ne parli parecchio.
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