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Burg: Pio XII beato? Cattolici, non trascurate il confronto
di Giorgio Bernardelli
Milano, December 1, 2008
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  Avraham Burg (foto David Shankbone).  
     
  Avraham Burg (foto David Shankbone).  
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Nel suo libro Sconfiggere Hitler - appena tradotto in italiano dall'editrice Neri Pozza - ha puntato il dito contro l'onnipresenza della Shoah nella vita di Israele. Sostenendo che continuare a guardare ai fantasmi del passato non consente a Israele di far risplendere la ricchezza della tradizione umanistica ebraica nel mondo di oggi. Non è dunque uno che si tira indietro di fronte alle polemiche, Avraham Burg. Figlio di Yosef Burg - figura di spicco dell'ebraismo tedesco, poi ministro in Israele in svariati governi - anche Avraham Burg è stato un politico di primo piano in Israele, fino a ricoprire la carica di presidente della Knesset. Ma è soprattutto al dibattito culturale intorno al tema della memoria che oggi si dedica. In Italia per la presentazione del libro, viene dunque spontaneo chiedergli che cosa ne pensi sul confronto tornato incandescente tra ebrei e cattolici riguardo alla figura di Pio XII.

Avraham Burg, la querelle su Pio XII non tocca quello stesso genere di memoria contro cui lei si schiera nel suo libro?
D'istinto mi viene da rispondere: non è un mio problema, la beatificazione di Pio XII è una questione vostra. Voi non nominate i miei rabbini, io non discuto i vostri santi. Però ho anche una risposta un po' più profonda, che tocca l'incredibile passo avanti compiuto in questi anni nei rapporti tra ebrei e cristiani.

In che senso?
Da esterno guardo alla vostra storia e mi sembra che fino alla fine della seconda guerra mondiale, la Chiesa sia preoccupata soprattutto di salvarsi: dal comunismo, dal fascismo, dal nazismo, dall'irrompere della secolarizzazione. Poi però l'atteggiamento cambia. I cristiani hanno capito che non potevano stare fuori dal dibattito sulla difesa dei diritti umani. Chi può capire la caduta dell'impero sovietico senza Solidarnosc in Polonia e il legame tra Lech Walesa e il Papa polacco? Ma non si può neanche leggere la mappa politica e sociale dell'America Latina senza la presenza della Chiesa dalla parte degli ultimi e dei perseguitati. E non si può capire la fine dell'apartheid in Sud Africa senza la figura dell'arcivescovo Tutu. Contemporaneamente c'è stato il dialogo con gli ebrei: siamo arrivati a Nostra Aetate, e alle relazioni diplomatiche con Israele. Se la Chiesa ora beatifica Pio XII senza confrontarsi con noi sul significato da dare a questo gesto, ha ovviamente tutto il diritto di farlo. Ma a noi resterà l'impressione di una retromarcia sui grandi passi compiuti dai cristiani nel XX secolo. Questo è il mio problema.

Un altro tema caldo - in Israele, ma non solo - è la questione del rapporto tra religiosi e laici. Il suo libro è pieno di riferimenti alla Torah, però contiene anche un elogio della laicità...
Huntington ha scritto il celebre libro su «Lo scontro di civiltà». Secondo la sua tesi i conflitti del XXI secolo non saranno più conflitti tra Stati o tra interessi economici, ma saranno guerre tra civiltà. E il primo di questi scontri che bussano alla nostra porta è quello tra cristianesimo ed islam. Penso che questa sia una lettura superficiale e anche pericolosa. Io credo che davvero sia in atto uno scontro di civiltà. Ma non penso che sia tra giudeo-cristiani e islam. Lo scenario è un po' più complesso. Lo scontro attraversa le diverse religioni. Per tutti il rapporto tra gli uomini è la sorgente, il punto di riferimento. Ma in alcune visioni poi si dice: sì, va bene la democrazia, ma oltre a un certo livello c'è l'individuo, che non è sottomesso all'autorità degli uomini ma solo a Dio. È un problema che non riguarda solo i cristiani, solo gli ebrei o solo i musulmani. È dentro e fuori di ciascuno. Non è un semplice scontro tra figli della luce e figli delle tenebre.

Qualcuno potrebbe dirle: allora il problema è la religione. Se non fosse un fatto pubblico non ci sarebbero difficoltà...
Se. Ma non è così. Nel mondo moderno non possiamo più ragionare con la logica dell'o questo o quello. O religione o laicità. Dobbiamo accettare il fatto che viviamo in una realtà in cui qualcuno è religioso, qualcuno è laico, qualcuno è entrambe le cose. Del resto conosco alcune persone molto religiose che non hanno alcun Dio nel loro cuore. E altre che sono completamente laiche - non vanno in chiesa, non vanno in sinagoga, non leggono la Bibbia, non parlano di Dio - eppure hanno una loro religiosità molto profonda, che va al di là dell'osservanza. È come un mosaico. Se guardiamo il mondo di oggi, però, dobbiamo ammettere che c'è qualcosa di sbagliato nel nostro modo di vivere il monoteismo. Se in nome dell'amore di Dio uccido così tante persone - non importa se sono ebreo, cristiano o musulmano - ci deve essere qualcosa di sbagliato. Che razza di amore è? Qualcosa è andato storto rispetto alla nostra idea di Assoluto. Dev'esserci uno spazio per letture diverse.

È il tema del suo prossimo libro?
In realtà ne sto scrivendo due. Ma uno è proprio una mia rilettura personale del Pentateuco. Non mi soffermo ovviamente su ogni singola parola. Commento i brani settimanali che leggiamo in sinagoga, le parasha. Su ciascuna di queste porzioni ho scritto dei brevi saggi. Mettendo al centro dell'attenzione non tanto il rapporto tra l'uomo e Dio, ma il rapporto tra le persone. Sono convinto che l'ebraismo parli dalla centralità dell'uomo molto più che della centralità di Dio. In Sconfiggere Hitler accenno a questi temi nel capitolo intitolato Ritrovare il sorriso di Dio. E il nuovo libro si intitolerà proprio Dio sorride. Vuole andare al cuore della questione religiosa, offrendo un'alternativa dall'interno del sistema piuttosto che da fuori.

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